Rober Capa non era un soldato, ma visse, la maggior parte della sua vita nei campi di battaglia proprio come un soldato, con i soldati in un arco temporale che va dal 1925 circa fino al 1954. La sua fama è legata alle immagini della guerra, in prima linea:
“ nessuno –raccontano i suoi colleghi fotografi a lui contemporanei- sbarcava nel cuore della battaglia fianco al fianco con i soldati esattamente nel momento dell’inizio della battaglia…”
egli ha infatti seguito tutti i maggiori conflitti mondiali cinque, per la precisione (il primo fu la guerra civile spagnola a cui seguono la guerra cino-giapponese, la seconda guerra mondiale, la guerra arabo-israeliana del 1948 e la prima guerra d’Indocina).

Nelle sue foto voleva cogliere l’attimo per eccellenza, quel singolo istante nella folle frenesia della guerra , era la sua missione la sua ambizione più grande che controbilanciava il forte rischio a cui Capa in prima persona si esponeva. Il fotografo era solito ripetere ai suoi colleghi
“Se le vostre foto non sono abbastanza buone è perché non siete andati abbastanza vicino al soggetto”,
l’importanza di una vicinanza espressiva al racconto messo in scena è questo il pensiero di un uomo per alcuni considerato il padre del fotogiornalismo, e per altri colui che ha dato al fotogiornalismo una nuova veste e una nuova direzione. Endre Friedman, il vero nome di Robert Capa, nasce a Budapest il 22 ottobre del 1923. Esiliato dall’ungheria nel 1931 per la sua partecipazione ad attività studentesche di sinistra, si trasferisce a Berlino dove si inscrive al corso di giornalismo della Deutsche Hochschule fur Politik, la sua ambizione originaria era di diventare uno scrittore. Per pagarsi gli studi a Berlino trova lavoro come fattorino e aiutante presso un’importante agenzia fotografica la Dephot, il direttore Simon Guttam nota il suo talento e gli affida servizi fotografici via via sempre più importanti. Nel 1933 con l’ascesa al potere di Hitler fugge dalla capitale tedesca e trova rifugio a Parigi. La Parigi degli anni ‘30 era una città dinamica, colta e cosmopolita che sembrava fatta apposta per lui, lì continuò a lavorare come fotogiornalista ed incontrò la sua compagna Gerda Taro un esule tedesca.
Di lì a poco tempo viene inviato in Spagna per documentare la guerra civile. La guerra di Spagna è stata una delle prime guerre ad aver avuto una grande copertura mediatica, grazie anche alla fotografia di Capa che stava iniziando a diventare l’occhio testimone del mondo. Nessuno, come Robert Capa, è riuscito a fermare nelle foto la Morte.
L’ esempio più celebre del suo stile e della sua maestria è la foto del miliziano dell’esercito repubblicano colpito a morte da un proiettile sparato dai franchisti, scattata vicino a Cordoba il 5 settembre 1936.
In uno scatto, in questo scatto, viene immortalato l’attimo che segna la fine di un’esistenza. Nel conflitto Capa è presente su vari fronti spagnoli, da solo e con Greda diventata nel frattempo una fotogiornalista indipendente. Nel luglio del 1937 durante una ritirata del governo spagnolo nella confusione del conflitto per errore Greda muore schiacciata da un carro armato spagnolo. In questo conflitto il fotografo viene tragicamente e direttamente coinvolto, la morte della sua compagna lo avvicina ancora di più al coraggio, alla determinazione e alla tenacia di uomini e donne comuni, attori e vittime, loro malgrado, di un orribile gioco al massacro.Dira Capa:
«La guerra è un inferno che gli uomini fabbricano da soli».
Richard Whelan maggior biografo del fotografo dice di Robert Capa:
“nonostante realizzasse le sue fotografie per sostenere le cause di coloro nei quali egli credeva fermamente, come gli antifascisti spagnoli, i cinesi, gli alleati della seconda guerra mondiale, gli ebrei durante la guerra di indipendenza israeliana, paradossalmente testimoniava la propria simpatia ad entrambe le parti in conflitto … Sebbene, alcuni di questi soldati rappresentassero «il nemico», essi erano anche vittime, in quanto esseri umani, delle orrende strategie della guerra”.
Amico di personaggi importanti – specialmente artisti e scrittori – Capa viene descritto da tutti coloro che lo conoscevano come un uomo che amava la pace e odiava la violenza e il terrore, ma il destino volle che quasi tutta la sua vita fosse invece legata proprio alle sofferenze causate agli uomini dal loro coinvolgimento nel gioco mortale della guerra e dell’oppressione, diceva sempre ai suoi più cari amici :
“Come fotografo di guerra spero di rimanere disoccupato per il resto della mia vita”.
Dopo l’esperienza in Spagna decide di partire di andare in Cina per documentare la resistenza contro l’invasione giapponese. Allo scoppio della seconda guerra mondiale si imbarca per New York per realizzare vari servizi per il giornale Life, attraversa l’Atlantico con un convoglio americano e giunge in Inghilterra per documentare le attività belliche degli alleati in Gran Bretagna. Capa parte per il Nord Africa, per la Sicilia per documentare le vittorie degli alleati partecipando nel 1944 allo sbarco ad Anzio. Famoso per la sua temerarietà, il fotografo sbarcò con il primo contingente americano il 6 giugno a Omaha-Beach in Normandia paracadutandosi da un aereo assieme ai militari professionisti per ritrarre da vicino l’attraversamento del Reno.
Purtroppo la maggior parte delle foto scattate quel giorno ad Omaha Beach a causa di un errore del tecnico di laboratorio addetto allo sviluppo, andarono perdute. Si salvarono solo undici fotogrammi danneggiati, che trasmettono tutta la drammaticità dell’impresa la maggior parte sono, citando le parole di Capa:
“slightly out of focus” (ovvero “leggermente fuori fuoco”),
nome con il quale , non a caso, Robert intitolò l’autobiografiapubblicata nel 1947.
A proposito delle esperienze vissute durante lo sbarco in Normandia, Capa disse :
«Il corrispondente di guerra ha in mano la posta in gioco, cioè la vita, e la può puntare su questo o quel cavallo, oppure rimettersela in tasca all’ultimo minuto. Io sono un giocatore d’azzardo.»
Terminato il conflitto mondiale, divenne cittadino americano e nel 1947 insieme ad Henri Cartier-Bresson, David Seymour, Geroge Rodger e William Vandivert fonda l’agenzia fotografica cooperativa “Magnum”. La sua passione ovvero la sua vita, l’amore per la fotografia, lo porta ad intraprendere quello che per Capa fu il suo ultimo viaggio, con l’intento di documentare la prima Guerra d’Indocina in veste di inviato “Live”. Il fotogiornalista si imbarca al seguito di una squadra di truppe francesi, ma il 25 maggio del 1954 in Indocina dopo essersi inoltrato inavvertitamente in un campo minato salta in aria morendo a 40 anni. L’amico Ernest Hemingway, ricordandone l’ improvvisa morte, disse:
«È stato un buon amico e un grande e coraggiosissimo fotografo… Era talmente vivo che uno deve mettercela tutta per pensarlo morto».
Osservando le foto, l’intero lavoro di Capa ci si sente rapiti da una viscerale intimità da una forte immediatezza delle immagini, dalla compassione e dall’immedesimazione nel dolore nella vita delle persone impresse dalla pellicola indipendentemente dagli schieramenti, o dal conflitto, ci si scontra con sensazioni che sono degli elementi salienti dell’opera di questo artista.
In conclusione riporto le parole dello scrittore statunitense John Steinbeck nonché tra i più cari amici di Robert Capa, che brevemente disegnano con tratti semplici e fluidi la descrizione di un uomo che per tecnica, sensibilità ed ingegno ha lasciato un lavoro prezioso e a tutt’oggi fonte di grande interesse per la fine qualità artistica da collocarsi al di fuori del tempo :
“sapeva cercare, e poi sapeva usare ciò che trovava. Sapeva, ad esempio, che la guerra, fatta in così larga misura di emozione, non si può fotografare; ma egli spostò l’angolo, e la fotografò. Su un volto di bambino sapeva rivelare l’orrore di tutto un popolo. Il suo apparecchio coglieva le emozioni, e le conservava. L’opera di Capa è da sola, tutta insieme, l’immagine di un grande cuore e di una irresistibile pietà. …. Capa era in grado di fotografare il moto, la gaiezza, la desolazione, Era in grado di fotografare i pensieri. Ha creato un mondo, che è il mondo di Capa”.

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robert capa è intramontabile..semplicemente meraviglioso… complimenti per l’articolo,è sensazionale
Ciao, grazie per il commento. E’ stato un vero piacere scrivere l’articolo su un grande maestro come Capa e poterlo condividere.
=), grazie mille Mario.
uno dei miei fotografi preferiti! complimenti