I grandi fotografi: Man Ray

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Man Ray è stato una delle personalità più creative e geniali del novecento e nell’ arco della sua vita  ha utilizzato come “vettori espressivi” tutte le forme artistiche possibili: dalla pittura, alla fotografia passando per il cinema. Con questi strumenti è diventato il vero creatore dello stile e della tecnica ritrattistica, fino ad allora relegata ad una semplice registrazione meccanica della realtà a fini documentaristici o celebrativi. La sua era una creazione di forme e stati d’animo partendo da oggetti comuni, dallo studio della luce e delle ombre, composizioni tali da produrre effetti di surreale estraniamento. Man Ray era un artista talentuoso, poliedrico, difficile da imbrigliare in una  categoria, ha utilizzato il mezzo fotografico per le sue sperimentazioni da “artista d’avanguardia”, come consapevolmente amava definirsi, letteralmente modellando le sue invenzioni per generare uno stile nuovo, una “fotografia creativa”.

Ray diceva: “Come gli altri pittori, mi sono fatto anch’io l’autoritratto, anche in fotografia, ma ho avuto sempre la tentazione di deformare o modificare l’immagine in modo tale da far sparire ogni proposito di ricercarvi una somiglianza. Si potrebbe dire: in quarta persona”.

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In queste parole è racchiuso il pensiero di un artista profondamente innovatore e innovativo. Man Ray creava arte, partendo da presupposti fotografici, dove per arte si intende la rappresentazione di emozioni attraverso l’utilizzo della luce e delle sue disparate manifestazioni; si tratta di vari elementi fusi fra loro con un effetto di astrazione inquietante. Ideava composizioni esistenziali, dove gli oggetti, la luce e le ombre diventano pura narrazione e sperimentazione, ampiamente ripresi da certi still life attuali, anche a livello pubblicistico e pubblicitario, in una parola Man Ray  fu l’inventore di un genere fotografico fortemente utilizzato e riutilizzato nel tempo. La sua febbre creativa lo portò a stravolgere i canoni tecnico-creativi del suo presente e del futuro, nel campo della ritrattistica, al punto che la fotografia pubblicistica e di moda, riconoscono in lui l’iniziatore.

Man Ray, pseudonimo artistico di Emmanuel Radnitsky, è stato uno dei più radicali rappresentanti del dadaismo e del surrealismo, un uomo che ha combattuto e oltrepassato i vincoli formali delle arti visive, con la sua vita e la sua arte spesso provocatoria, ma sempre coinvolgente e stimolante.  Nasce a Filadelfia (Pennsylvania) il 27 agosto 1890, da genitori ebrei russi, con i quali si trasferisce a sette anni a New York. A diciannove anni studia alla Scuola delle Belle Arti di New York e segue corsi di disegno e di acquarello presso il Ferrer Center. Scopre i movimenti artistici europei nel 1913, dopo aver visto le opere di Marcel Duchamp e Francis Picabia all’Armory Show. In questo periodo l’artista inizia a dipingere e a sviluppare il gusto per la sperimentazione di forme nuove, raggiungendo risultati innovativi con l’aerografo, con la pellicola fotografica e con la manipolazione di oggetti d’uso comune, da lui chiamati “oggetti d’affezione”. Il suo primo quadro cubista è un ritratto di Alfred Stieglitz. Si sposa con la poetessa Adon Lacroix con la quale pubblica il libro A Book of Diverse Writings, , ma la Grande Guerra gli impedisce momentaneamente il progettato trasferimento a Parigi.

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A venticinque anni, Man Ray acquista una macchina fotografica, una Kodak portatile, per riprodurre i suoi quadri e fonda la prima rivista americana dadaista “The Ridgefield Gazook” con sue illustrazioni e testi di sua moglie Adon. Nello stesso anno il 1915, realizza la prima esposizione alla Daniel Gallery di New York. Nel 1919 si separa dalla moglie, e inizia una collaborazione fotografica e cinematografica con Marcel Duchamp. Duchamp è stato la figura che ha avuto più di tutti, una grande influenza su Man Ray, insieme i due artisti hanno formato il ramo americano del movimento Dada iniziato in Europa come un rifiuto radicale dell’arte tradizionale, cercando di portare in America un po’ della verve dei nuovi movimenti  artistici sperimentale europei. Dopo alcuni tentativi senza successo e soprattutto dopo la pubblicazione di un unico numero di New York Dada nel 1920, Man Ray affermò “il Dada non può vivere a New York” la sperimentazione Dada sosteneva Man Ray non era partita dalle strade caotiche e selvagge di New York dove “tutto è Dada e non tollera altri rivali”. Nel 1921, vince un premio per un ritratto di Berenice Abbott, scultrice e in seguito grande fotografa e sua assistente per tre anni, raggiunge Marcel Duchamp a Parigi dove incontra i dadaisti e fa la conoscenza di Jean Cocteau ed Erik Satie.  Lì si innamora della famosa cantante francese Kiki (Alice Prin), spesso chiamata Kiki de Montparnasse, che in seguito divenne la sua modella fotografica preferita.

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A Parigi Man Ray è subito adottato dai dadaisti, ed inizia a lavorare come fotografo professionista e con il tempo diviene un collaboratore di “Harper’s Bazar”, “Vogue”, “Vu”, “Vanity Fair” e altre riviste famose. Insieme a Jean ArpMax Ernst,André MassonJoan MiróPablo Picasso, viene rappresentato nella prima esposizione surrealista alla galleria Pierre a Parigi nel 1925. Nei venti anni successivi sempre vissuti a Montparnasse, Man Ray ha rivoluzionato l’arte fotografica. Grandi artisti dell’epoca come James JoyceGertrude SteinJean Cocteau e molti altri sono passasti di fronte alla sua macchina fotografica. Nel 1921Man Ray scopre per caso le rayografie, una delle invenzioni più straordinarie del XX secolo e rappresentano, un momento di totale rottura dai canoni tradizionali della fotografia, sia in senso espressivo che realizzativo.

Si tratta di immagini ottenute da materiali fotosensibili impressionati senza l’ausilio di obiettivi e di fotocamera, e senza la mediazione del negativo, realizzate mettendo a contatto l’oggetto direttamente con il liquido di emulsione. Raccontava lo stesso Man Ray che mentre sviluppava alcune fotografie in camera oscura, “Un foglio di carta sensibile era finito inavvertitamente nel bagno di sviluppo”, e dato che continuava a non comparirvi nulla, poggiò, piuttosto irritato, una serie di oggetti di vetro sul foglio ancora a mollo e accese la luce. Negli anni seguenti insieme alla fotografa surrealista Lee Miller, sua compagna e assistente fotografica, utilizza sistematicamente per primo la tecnica fotografica della solarizzazione che produce una sorta di aura luminosa intorno al soggetto. Nel frattempo Man Ray apre un vero e proprio studio fotografico nel cuore di Montparnasse.

A proposito di questo periodo scriveva Lucien Treillard: “Man Ray fotografo? No, si è servito della fotografia come di altri mezzi espressivi: matita gouache, pittura a olio, ecc. Ha creato opere d’arte con l’ausilio del mezzo fotografico. Man Ray era un artista e rivendicava questa etichetta. Certo, ha realizzato opere commerciali per la moda o per clienti occasionali. Ma spesso la fotografia diventa grazie a lui opera d’arte”. Lo stesso Man Ray era solito dire “Io fotografo ciò che non voglio dipingere e dipingo ciò che non voglio fotografare”.
L’invasione nazista del 1940 costringe Man Ray a lasciare Parigi per trasferirsi prima a New York, poi a Hollywood dove incontra Juliet Browner, sua futura moglie, torner a Parigi dopo 11 anni. Nonostante abbia diverse opportunità di mostrare i suoi lavori in California, Man Ray non è considerato seriamente come pittore. Ignari del suo coinvolgimento nell’ambiente artistico europeo, i critici lo considerano un imitatore.

In California Man Ray prende le distanze dalla fotografia pubblicitaria, si dedica a ricreare molte delle opere da lui credute perdute durante la guerra e riprende la sua antica passione per gli scacchi, disegnando diverse scacchiere. Il soggetto principale di Man Ray durante gli anni californiani è Juliet, ritratta e fotografata con intensità e delicato umorismo. Conclusa la guerra in Europa, Man Ray apprende dagli amici che le sue opere e i suoi beni sono al sicuro ed è invitato a far ritorno alla sua terra d’adozione. Man Ray e Juliet lasciano Los Angeles e il 15 marzo s’imbarcano per la Francia da New York.
Gli anni Cinquanta trascorsi a Parigi sono per Man Ray un periodo di rinnovata e intensa attività. Sebbene dichiari di non voler più occuparsi di fotografia, continua a realizzare ritratti e a sperimentare con il colore e la fotografia istantanea. Fino a tutti gli anni Sessanta Man Ray continua a produrre bozzetti, preferendo l’inchiostro su carta, e a dipingere.

Il riconoscimento alla sua opera arriva con l’assegnazione di una medaglia d’oro alla Biennale di Venezia del 1961 e l’inclusione delle sue opere nell’importantissima mostra Dada, Surrealism, and their Heritage al Museo di Arte Moderna di New York nel 1968. Nel 1976 il governo francese gli assegna l’Ordine per merito artistico. Man Ray muore a Parigi, nel 1976, allet di 86 anni. Come recita l’epitaffio sulla sua lapide quest’artista “ Unconcerned but not indifferent” (non curante ma non indifferente), ha coinvolto chiunque si avvicinasse alla sua opera in un’avventura di irrequieta ricostruzione visionaria del mondo che lascia la sua impronta avveniristica ancora oggi nella società e nella cultura odierna.

Così lo ricorda Henry Miller: “ aveva un modo di fare tutto nuovo, sicuramente da prendere in considerazione…E’ stata questa sua rara qualità che mi affascinava, una qualità che si rivelava nel suo lavoro. Era una mente estremamente fertile con una fantasia sempre al lavoro, alla ricerca costante  di nuovi prodotti di natura sorprendente”. Per realizzare tutto quello che Man Ray ha creato, più importante di ogni categoria estetica è la disposizione dell’artista del fotografo, ovvero la sua capacità di comprendere quel qualcosa di misterioso e difficile da catturare. Ray nutriva  un vero e proprio affetto verso i soggetti-oggetti che entravano a far parte della sua vita e  che hanno fortemente contribuito alla definizione e realizzazione del suo stile oltre che alla sua popolarità. Una parodia ritrattistica e auto ritrattistica che testimonia la versatilità di questo artista che fonde la sua fotografia con aspetti innovativi e il risultato sono opere coinvolgenti di ampio valore e forte fascino.

Questa originalità, genialità è il segreto del potere duraturo dell’arte di Man Ray, per lui creare voleva dire innanzitutto la ricerca dell’ auto creazione di se stesso, una forma di espressione primaria. Anche le contrapposizioni più volutamente assurda nelle sue immagini conserva una nobiltà diretta e naturale disarmante e in sé attraente. Man Ray era un uomo che amava il suo lavoro tanto quanto il mondo artistico in cui si muoveva. Un universo che arricchiva la sua mente fervida, affollandola di immagini sensazionali e straordinarie che Man Ray era in grado di estrarre, di manipolare e tradurre in sintassi visiva nelle sue opere, nelle sue fotografie, capaci di andare al di là dello shock e del puro stupore.

Diceva di lui Fritz Gruber: “La sua prolificità, la sua mancanza di preoccupazione per le regole e l’universalità del suo stile dona a Man Ray qualcosa fuori da qualsiasi scuola…E’ impossibile limitarlo entro etichette  entro le caratteristiche di uno stile…Man Ray è Man Ray”.

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About Mariagrazia Marano

Mariagrazia è una scrittrice/sceneggiatrice romana con una forte passione per tutte le forme d'arte, suona il violino e ama la street art. Non smette mai di sognare, anche ad occhi aperti.
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