Ernst Haas

Colore, forma, composizione, immagini “mosse” o statiche, sono solo alcune delle parole che ricorrono nel vocabolario, nella testa, di un fotografo o appassionato di fotografia. Questi termini possono arrivare a raggiungere la sublimazione quando entrano in relazione con il lavoro di personalità dotate di un eccezionale capacità artistica e intuitiva, in grado di plasmarli, svuotarli di contenuto e riscoprirli al di là di ogni definizione.

Ernst Haas è stato uno di quelli, il suo tratto distintivo, il fascino delle sue fotografie, l’insaziabile curiosità creativa lo ha fatto approdare all’analisi del movimento e del colore , alla ricerca di uno stile fotografico in grado di catturarlo e riprodurlo. Il suo nome per molti è legato alla modalità di rappresentazione di un’immagine volutamente mossa e ricca di colore.  Invece che “fermare” il movimento del soggetto utilizzando un breve tempo di esposizione Haas adottava un tempo più lungo affinchè  il soggetto continuasse il suo moto e l’immagine risultasse mossa. Capì come dosare l’intensità e le sfumature combinando le variazioni di tempo di esposizione e movimento della macchina fotografica  in funzione degli spostamenti del soggetto. Le immagini che Haas ha realizzato evocano magistralmente il senso del fluire di un corpo accompagnato dal colore che rende mirabili i ritratti.

Ernst Haas nasce a Vienna nel 1921, fin da giovane coltiva l’ambizione di diventare pittore, ma con l’inizio della guerra abbandona ogni progetto futuro e si arruola nell’aeronautica tedesca come addetto alla costruzione e alla manutenzione degli aeroporti. Barattando nove chili di margarina con una Rolleiflex inizia a scattare nel primo dopoguerra le sue immagini. Nel 1946, durante un viaggio in Svizzera, mostra alcuni suoi lavori ad Alfred Kubler, direttore di Du che gli fa conoscere l’opera di Werner Bischof. Tra Haas e Bischof nasce un’amicizia i due lavorano entrambi per la stessa agenzia fotografica, la Black Star. Nel 1947 Haas prepara la sua prima mostra nel Quartier Generale della Croce Rossa Americana a Vienna, a questo evento partecipa anche Warran Trabant, direttore di Heute una rivista americana destinata ai tedeschi dei territori occupati, l’uomo rimane molto colpito dai lavori di Ernst e gli propone di collaborare per la rivista.

In realtà è nel 1949 che nella carriera di Haas avviene  la prima svolta decisiva, inviato a realizzare un servizio di moda, assiste al rimpatrio di prigionieri di guerra austriaci e li fotografa. La rivista  Heute apprezza il servizio dandogli gran rilievo, lo stesso fu in seguito ripreso da Life, che offre al fotografo un posto nel suo staff.  Anche Robert Capa si interessa allo stile di Haas e lo invita a lavorare per la Magnum, Ernst accetta questa proposta incline con l’ autonomia creativa di cui è alla ricercca. Nello stesso anno inizia a lavorare con il colore. Spiegava il fotografo:

Lo desideravo, ero pronto, esisteva la pellicola con cui operare… Kodachrome 1 da 12 ASANei miei ricordi, gli anni della guerra – tutti gli anni di guerra, ivi inclusi almeno cinque duri anni di dopoguerra saranno per sempre anni in bianco e nero, o meglio, anni in grigio. In qualche modo, forse simbolicamente, volevo dire che il mondo e la vita erano cambiati, come se tutto, all’improvviso, fosse stato ridipinto di fresco. 1 tempi grigi erano finiti; come all’inizio di una nuova primavera, volevo celebrare col colore i tempi nuovi, colmi di nuove speranze“.

Ed Aggiunge: “Penso che il colore rappresenti una sfida maggiore. Col bianco e nero esistono solo tonalità di grigio. Col colore ci si trova davanti alle più incredibili combinazioni di sottili sfumature che possono essere sfruttate per esprimere profondità o rilievo. Il bianco e nero riproduce le linee essenziali nel modo più immediato. Se, per esempio, si deve fotografare una situazione in cui il soggetto principale è vestito in grigio mentre un personaggio secondario è in rosso, l’occhio sarà costantemente attratto da quest’ultimo. Col bianco e nero il problema non sussiste, ma col colore bisogna procedere con molta attenzione. Fotografare a colori è più difficile: è necessario pensare e sentire in un modo diversoContinuo a non capire tutte queste problematiche discussioni sul bianco e nero e il colore. Amo sia l’uno che l’altro, ma parlano lingue diverse nello stesso ambito. Sono entrambi affascinanti. Il colore non significa bianco e nero più colore, come il bianco e nero non è solo un’immagine senza colore. Ciascuno di questi mezzi richiede una diversa sensibilità nel vedere e, di conseguenza, una diversa disciplina.. Ci sono gli snob del bianco e nero, e ci sono gli snob del colore. Incapaci di usare bene entrambi, si mettono sulla difensiva e militano in campi opposti. Non bisognerebbe mai giudicare un fotografo dal tipo di pellicola che usa, ma solo da come la usa“.

Il suo primo servizio fotografico importante è stato un’ emozionante susseguirsi di immagini della nuova città, New York, in cui il fotografo è emigrato nel 1951. Pochi anni dopo Life pubblica il suo lavoro in ben ventiquattro pagine, il più lungo servizio a colori mai pubblicato da quel settimanale, dal titolo: Immagini di una città magica. La fotografia a colori all’epoca di Haas è ancora un eccezione non solo dal punto di vista tecnico: le limitazioni dei primi mezzi, ma anche a causa della guerra e dallo sconvolgimento che l’avvento del conflitto portò con sé.
Solo alla luce di questo possiamo comprendere le parole di Alexander Liberinan che nel 1951 nella sua prefazione al testo: The Art and Technique of Color Photography scrive : “questo libro appare agli albori dell’epoca del colore“.

Nel periodo che segue, Haas prova un’ attrazione sempre più evidente per la sperimentazione del colore nelle sue opere, siluette sinuose e discrete in movimento questo ricercava il fotografo utilizzando la luce in tutte le sue intensità. Da qui prende vita la sua abilità nel combinare il tempo di esposizione con la luce, il colore e i il movimento. L’esposizione a lungo tempo comporta la staticità della fotografia e questo non coincide con la concezione che ha Ernst del suo essere fotografo. Haas ama andarsene in giro liberamente, col minimo possibile di attrezzatura, pronto a cogliere tutte le opportunità di scattare una fotografia. Un altro problema che si presenta nella fotografia del tempo è l’emulsione in grado di catturare solo una gamma limitata di intensità luminose, il risultato è la quasi omogeneità tra zone di luce e ombra. Per ovviare questo problema Haas nel servizio fatto a Venezia utilizza un ingegnoso espediente che rende uniche le sue foto. Fissa i contorni delle sagome e degli edifici, a fargli da sfondo è  il cielo luminoso nelle ore del tramonto, questo consente al fotografo di ricorrere a tempi molto più rapidi di esposizione, grazie alla luce solare, senza rinunciare all’effetto elegante dei soggetti mossi nelle sue foto.

Il contrasto che ne deriva tra le componenti dell’immagine, diventa un’affermazione stilistica. Questo è stato  solo l’inizio di una serie di espedienti tecnici ideati dal fotografo anche nei suoi tanti servizi su New York, Londra, Francia e Spagna. Nel 1957 Life pubblica il lavoro di Ernst sulla corrida dal titolo Bellezza in un’arte brutale, il risultato è sensazionale. Il fotografo muove l’apparecchio nella stessa velocità e direzione del soggetto per catturarlo nel mirino con il suo movimento nell’esposizione, così da ottenere lo sfondo più sfocato del soggetto che è più o meno definito in alcuni tratti della sua figura. Questa tecnica deriva dall’idea di Ernst per cui  l’occhio umano quando guarda mira un punto fermo, nitido, come riferimento dell’intera immagine e quel punto è per il fotografo la chiave di lettura della foto, la parte  più importante dell’immagine su cui lavorare. Scrive Haas: “La realtà pura e semplice non mi interessa più. Senza toccare il mio soggetto voglio arrivare al momento in cui, attraverso la pura concentrazione del vedere, l’immagine composta diventa più ‘fatta’ che ‘presa’”.

Life chiede ad Haas di fotografare anche altre competizioni e attività sportive con la stessa tecnica innovativaì. Il fotografo accetta la proposta, la sfida era catturare il movimento imprevedibile. Dice Ernst: “Una formula è la morte di tutto…Deve sempre esserci un qualche segreto, una qualche sorpresa. E la cosa strana, nell’estetica, è che anche quando si ha l’impressione di avere una formula, è vero anche l’esatto opposto. Alcuni, per esempio, parlano di formule per quanto riguarda il colore, sostenendo che non si dovrebbero abbinare mai certi colori, e così via. Ma dai pittori impariamo che, se tali formule esistono, possiamo anche infrangerle. Si possono trovare modi stupendi di mettere insieme i colori. Se si giunge a una formula, bisogna cercare di contravvenirvi”. Soddisfatta del risultato la rivista, l’anno seguente, pubblica il servizio di Haas col titolo: Il movimento nello sport.

Per il fotografo : “L’idea fondamentale era di liberarmi dal vecchio concetto di un momento statico per giungere a un’immagine che comunicasse allo spettatore la bellezza di una quarta dimensione da scoprire più tra i momenti che nell’ambito del momento. Nella musica non ci si ricorda mai di un tono, ma di una melodia, di un tema, di un movimento. Nella danza non si tratta mai di un momento ma, anche in questo caso, della bellezza di un movimento nel tempo e nello spazio”.

Concludo l’articolo con le parole di John Szarkowski , direttore Dipartimento Fotografia del Museum of Modern Art di New York, che scrive di  Ernst Haas durante la sua mostra nel 1962: ” Ernst Haas ha fatto del colore l’oggetto stesso della sua ricerca Nessun fotografo ha espresso meglio di lui la pura gioia fisica del vedere”

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4 Commenti a Ernst Haas

  1. stefano scrive:

    immagini disumane!!! di una bellezza sconvolgente, belle come quadri. Haas assieme a Franco Fontana è stato da sempre il mio fotografo di riferimento. Queste sono immagini che appagano il bisogno del bello che ciascuno ha dentro di sè. un fotografo che ha lasciato il segno perchè la sua opera è identificabile all’istante. commoventi.

  2. François scrive:

    Un vero maestro nel cattura la luce!!un genio nel risultato voleva ottenere.

  3. confesso che non conoscevo questo fotografo prima di legger questo articolo: sono rimasta folgorata dalla sua bravura.

  4. Alessio scrive:

    Anche per chi come me non è appassionato di fotografia ma l’apprezza nella sua arte, leggere questo articolo fa venir voglia di prendere un reflex e girare per il mondo, riesce a trasmettere tutta la sua passione per l’arte, davvero complimenti…bravissima!!!

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