Con gli occhi fissi sulla strada e su chi l’attraversava Doisneau si aggirava nei vicoli e nei quartieri popolari di Parigi, esplorando la quotidianità più casuale, sorprendente. La sua è una fotografia fatta di scatti improvvisati ma sempre vitale, divertente ed emozionante espressione di una simpatia non acritica verso ogni manifestazione dell’esistenza.
Parigi era la sua musa, la fotografia il mezzo per rappresentarla, la curiosità il principio del suo punto di osservazione, la leggerezza la sua cifra stilistica lontana dal professionalismo canonico dei suoi colleghi. Sulla pellicola Doisneau cercava di imprimere frammenti di un mondo dominato da una forte carica umana di cui voleva provare l’esistenza.
« Quello che io cercavo di mostrare, diceva il fotografo, era un mondo dove mi sarei sentito bene, dove le persone sarebbero state gentili, dove avrei trovato la tenerezza che speravo di ricevere. Le mie foto erano come una prova che questo mondo può esistere. »
E’ per questo motivo che le fotografie di Doisneau sembrano parlare, nel guardarle si percepisce un sottile e lontano vociferare, un esile brusio di suoni, voci, grida e risate che rimandano al momento e alla realtà da cui sono state strappate.
Doisneau nasce il 14 aprile del 1912 a Gentilly, un sobborgo di Parigi che segna profondamente la sua estetica e il suo modo di guardare le cose. Terminati gli studi, diventa disegnatore e grafico all’Atelier Ullman, ma decide di abbandonare quella strada. Nel 1931 viene assunto dallo scultore André Vigneau come suo assistente da cui qualche anno dopo si licenzia per lavorare nel 1934 come fotografo industriale presso le officine della Renault di Billancourt, ma anche questo lavoro viene ben presto abbandonato sente di dover seguire la sua geniale intuizione artistica, Doisneau diceva:”un fotografo deve essere animato dal solo bisogno di registrare quello che lo circonda non aspira a ottenere risultati economici e non si pone i limiti di tempo che ogni produzione professionale comporta”.
Negli anni quaranta si impegna nella Resistenza, dal 1945 comincia a lavorare con Pierre Betz, editore del giornale Le Point e dal 1946 divenne fotografo indipendente per l’agenzia Rapho, fondata da Charles Rado e gestita all’epoca da Raymond Grosset; Doisneau qui trova la sua giusta dimensione per esprimersi, rimane un fotografo della Rapho per circa cinquant’anni.
Nel 1947 incontra Jacques Prévert e Robert Giraud due figure importanti nella sua vita e nello stesso anno, vince il Kodak Prize, ma è nel 1949 con la pubblicazione suo primo libro, realizzato a quattro mani con Blaise Cendrars,” La Banlieu de Paris”, che le sue foto fanno il giro del mondo.
Appartengono a questo periodo alcuni dei suoi scatti più celebri come: “Banlieue la nuit”, “Le dent”, “Les Frères”, dedicate ai bambini e le inconfodibili “Le baiser de l’hôtel de ville”, “Baiser blottot” e al “Baiser valsé”.
In queste immagini Parigi si spoglia della sua veste canonica ed in parte artificiale, di città simbolo del cinema della moda e della pubblicità, per rivestirsi con abiti semplici dalle tele diverse e multicolore, che rimandano alla vita latente che popola la città. Al di sotto dell’apparire, l’autenticità di volti e luoghi che compongono la città. Le sue immagini sono spesso ironiche fatte di giustapposizioni, divertenti in cui mischia classi sociali, volti eccentrici e la Ville Lumière in tutte le sue sfumature. Da lui arriva la visione di un’umanità fragile, ma reale, che vive i momenti incongrui della vita senza scalpore, lontano dai riflettori.
Doisneau diceva:«Le meraviglie della vita quotidiana sono emozionanti. Nessun regista cinematografico sarebbe capace di comunicare l’inatteso che si incontra per le strade.»
Il fotografo aveva la capacità di saper osservare, vedere ciò che apparentemente sembrava essere invisibile perchè per alcuni scontato, per altri banale ma parte integrante della vita, sapeva scrutare il mondo con perizia amando il particolare più comune, più visibile e per questo meno apprezzato e considerato. Doisneau aveva un punto di vista non convenzionale ed era profondamente convinto nel valore documentale e artistico del suo lavoro, questi elementi lo ponevano in forte contrasto con la cultura ufficiale meramente professionale in cui dominava l’ostilità e l’incomprensione per questo suo genere di produzione, una cultura in cui era assente quel dovizio di elementi che hanno reso celebre e inconfondibile gli scatti del fotografo francese.
Nel 1960, la rivista Fortune commissionò a Doisneau un reportage da Palm Springs, la “capitale mondiale del golf invernale”, cattedrale nel deserto californiano edificata come luogo di ritrovo per miliardari e divi del cinema. Doisneau accettò la sfida e tra la sabbia del deserto, le palme, il cielo blu , gli abiti sfarzosi, i cocktail e i campi da golf. In questo servizio per la prima volta a colori, lontano dalla realtà del mondo parigino il fotografo sottolinea la ridondanza degli oggetti, il grottesco delle situazioni, l’eleganza kitsch delle persone.
Non una critica radicale o una condanna ideologica, ma il suo obbiettivo principale, anche in un ambiente a lui non incline, era immergersi completamente in quella realtà, in situazioni e comportamenti che per quanto possano essere diversi dal suo vissuto egli voleva documentare, conoscere, assaporare con quel suo spirito inconfondibile non esente da critiche verso il mondo ma sempre con grande ironia.
Scriveva C. Isherwood: “Noi abbiamo ridotto gli oggetti a mere comodità simboliche. Gli europei ci odiano perché ci siamo ritirati a vivere nella nostra pubblicità, come eremiti che si ritirano nelle grotte per darsi alla contemplazione”.
Tornato a Parigi il fotografo e artista di strada, o come Doisneau amava essere chimato “il pescatore di immagini” continuò il suo lavoro per la Rapho, sentendo fino alla fine il forte legame tra la sua vocazione artistica e la sua città, morì nel 1994.
Così Doisneau racontava la passione della sua vita: “Vi spiego come mi prende la voglia di fare una fotografia. Spesso è la continuazione di un sogno. Mi sveglio un mattino con una straordinaria voglia di vedere, di vivere. Allora devo andare. Ma non troppo lontano, perché se si lascia passare del tempo l’entusiasmo, il bisogno, la voglia di fare svaniscono. Non credo che si possa “vedere” intensamente più di due ore al giorno”.






























e’ stato uno dei grandi fotografo francese e professionalita’ per la fotografia
questi artisti della fotografia per chi vede le loro foto danno la gioia nell’anima non finirò mai di ringraziarli
un grande………………………………………..
Grazie per aver dedicato questa bella piccola retrospettiva a uno degli artisti che mi ha sempre dato grandi emozioni.
Questa è la Fotografia.
Ma mi viene un dubbio (parlo seriamente): con le leggi attuali, potrebbe pubblicare foto di minori? e agli adulti, dovrebbe chiedere il consenso scritto alla pubblicazione?
Buon anniversario Robert…Queste foto sono un’emozione..
…cosi semplici ma allo stesso tempo ricche di sensazioni.
Molto bello l’articolo, davvero.
Buon anniversario Robert. Io mi emoziono sempre guardando queste foto…così semplici ma allo stesso tempo ricche di particolari!
Molto bello l’articolo.
Exelente!! gracias bellissimo articolo, e complimenti per la pagina web è di grande aiuto
Un poeta. La grazia può essere descritta soltanto con la poesia.
..umiltà, istinto, semplicità, poesia! Solo ai grandi è in dono la sintesi. Doisneau lo è stato, anzi lo è.
Hai scritto un articolo veramente coinvolgente, che riesce a trasmettere
la passione per la vita e per i fugaci momenti di bellezza e felicità, nascosti in
ogni dove della giornata.
Conoscevo tanto bene quella tua meravigliosa foto degli innamorati che si baciano per strada e non sapevo che fosse tua. le tue parole sulla gentilezza e sul mondo che volevi mi hanno commossa sono sulle mie labbra come un sapore antico. Grazie ,,
mi hai fatto conoscere un artista di cui condivido il senso della vita. grazie e complimenti per l’articolo!
Bresson amava dire che c’è una linea diretta tra cuore la mente e l’occhio , con Doisneau c’è anche il suo corpo la sua ingenuità……………………
Grazie mille a te per averlo letto e per il commento.
Magnifico articolo. Complimenti davvero.