Riflessione: La fotografia digitale vs. la fotografia analogica

Oggi volevo fare una riflessione che comporta non poche polemiche nel mondo della fotografia: Le differenze tra la fotografia digitale e quella analogica al giorno d’oggi.

fotocamera-digitale_antica

Abbiamo veramente raggiunto (c’è chi dice anche superato) la risoluzione e il metodo di scattare foto con una reflex analogica?
Dobbiamo quindi pensare alla fotografia digitale come un passo in avanti o come un “mondo parallelo” rispetto alla fotografia classica?

Quando esaminiamo i fotografi leggendari come Ansel Adams, ci rendiamo conto che, per gli standard odierni, non sarebbe più possibile scattare una foto senza una messa a fuoco da manuale e un bilanciamento del bianco perfetto.

ansel-adams-yosemite Inizierei dicendo che mezzo secolo fa, la fotografia “seria” era rappresentata solo dallo scatto in bianco e nero.
Le immagini non potevano essere viste fino al loro sviluppo e il lavoro in camera oscura era quasi più importante dello scatto stesso, agendo sull’esposizione rispetto al tempo di permanenza della pellicola nei vari acidi.

Oggi possiamo scattare immagini con 10 milioni di colori, vedendo il risultato immediatamente e correggendolo successivamente senza il rischio di distruggere la pellicola.

ccd

Forse la cosa che più differenzia la fotografia digitale da quella analogica è l’approccio, in quanto sul lato pratico è difficile trarre conclusioni, anche quando abbiamo trà le mani una fotografia scattata in alogenuro d’argento e una stampata su carta fotografica di alta qualità.

Si pensi a Man Ray, a Henri Cartier-Bresson, e successivamente a fotografi moderni come Steve McCurry o Oliviero Toscani:
Intenzione e caratteristiche completamente diversi.

angkor_Steve_mccurry

La fotografia di una volta: Più variabili

Durante il regno della fotografia in alogenuro d’argento, il tipo di pellicola era una scelta importantissima.
Anche se una scena si voleva riprendere in bianco e nero, c’erano ancora molte scelte riguardanti il valore ISO, la marca della pellicola, la risposta spettrale, la granulosità, e cosa più importante: il formato.

rullino_fotografico

Tutte queste scelte, insieme alla qualità dello sviluppo in camera oscura, faceva variare notevolmente il risultato finale.

macchina_fotografica_analogica

Parlando di sviluppo, si doveva decidere variabili come la giusta combinazione di tempi di sviluppo e temperatura di sviluppo, per esempio.

camera_oscura

Oggi siamo senza dubbio riusciti a rendere le cose più semplici.
Non per sminuire l’abilità e le realizzazioni dei fotografi digitali di oggi, la velocità con il quale si modificano le immagini RAW facendo clic su un paio di preset non può nemmeno iniziare a confrontarsi con l’intenso lavoro necessario per trovare la giusta combinazione per uno sviluppo perfetto.

Senza esagerare potremmo dire che è quasi un miracolo che tante meravigliose stampe analogiche sono state create in quelle impervie circostanze.

Chiaramente, con l’avvento al digitale abbiamo guadagnato non pochi vantaggi.
La fotografia digitale è immediata.
Abbiamo la capacità di riprodurre immagini con il 100% di precisione e coerenza, avendo a disposizione nuove vie per condividere le immagini.
La fotografia digitale ampliato questa forma d’arte, e ha permesso a centinaia di migliaia di persone per creare risultati di alta qualità con poca o nessuna formazione tecnica.

Fotocamere-reflex-digitali

Naturalmente in tutto ciò abbiamo perso alcune cose, come la capacità di visualizzare mentalmente come apparirà la nostra scena con le impostazioni che abbiamo scelto.
Grazie al feedback immediato fornito dal display LCD, non abbiamo più bisogno di quel livello di percezione.
Scattiamo con meno intenzione, senza quasi pensare a quello che stiamo immortalando.
Siamo in grado di scattare migliaia di foto, riempiendo le nostre schede di memoria, per poi eliminare il 95% delle immagini.

Ai vecchi tempi inoltre, si contavano gli scatti. Oggi, si fà molta meno attenzione in fase di scatto prendendo in considerazione quasi solo l’operazione di scarto in primo grado e di post-produzione successivamente.

Il verdetto:

Personalmente non so giungere ad una conclusione…è forse una colpa usufruire di una tecnologia che ti facilita (di molto) la vita??

Quanto veramente abbiamo perso in termini di valori riguardo il mondo della fotografia?

L’unica cosa che so per certo è che ancora non ho visto una foto in bianco e nero in digitale bella come una foto un bianco e nero analogica…per il resto, scrivete i vostri pareri nei commenti!

Questo post è stato scritto il Fotografia, Riflessioni e taggato come , , , , , . Bookmark the permalink.

60 Commenti a Riflessione: La fotografia digitale vs. la fotografia analogica

  1. nicola scrive:

    accidenti ragazzi; che discussione interessante e serrata.
    a questo punto vi dico anche la mia.
    io 42 anni e amo la fotografia.
    sono partito in analogico, sono passato al digitale e sono tornato all’analogico.
    credo anche io che la questione non sia una mera comparazione tecnica o di solo risultato.
    rimango convinto che la vista che che apprezza un individuo dalla sommità di un a montagna raggiunta in funivia sia diversa dalla vista apprezzata dalla sommità della stessa montagna ammirata da uno che si è fatto la camminata per arrivarci in cima.
    in realtà non è solo una questione poetica, ma anche sostanziale.
    io ho una società che si occupa di grafica e comunicazione. vi assicuro che alcuni lavori fotografici digitali, stampati su carte fine art di un certo tipo e manipolati al fine di ricreare pure quelle piccole (magnifiche) imperfezioni che “scimmiottano l’analogico, sono difficilmente distinguibili da una vera stampa derivante dal vecchio, buon processo tradizionale.
    ma la domanda è questa: che senso ha prendere una traccia di musica digitale per crearci a tavolino una serie di imperfezioni che simulano il vinile?
    la filosofia dell’attesa, della decantazione, del pensiero che diventa progetto fotografico rappresentano un iter artistico che si differenzia dal iter frenetico e tipicamente digitale.
    quale è meglio? ma che se ne frega. io sono tornato all’analogico proprio per una questione di poesia che, inequivocabilmente (e a prescindere dall’oggettività del risultato qualitativo), intride le mie foto di un senso più “significativo” per me.
    e ciò non è sindacabile.

    • Andrea scrive:

      Nicola, hai espresso in modo chiaro ed univoco che cos’e’ la fotografia analogica che si contrappone a quella digitale. A ben vedere ogni cosa nella vita ha questo aspetto dualistico ma che in realta’ rispecchia un modo diverso di intendere e vedere le cose belle che ci circondano. Non e’ il risultato che ci interessa, come hai ben sottolineato(anche se poi il risultato e’ eccelso), ma e’ l’atto, il percorso che porta al risultato, o in una parola sola: il viaggio. Il viaggio che si antepone alla meta. Se il viaggio e’ veloce e senza gioia, lo sara’ anche il risultato.

      La fotografia analogica, rimanendo in tema, ha una sua anima che la contraddistingue, la sua poesia perche’ e’ l’attenzione che la contraddistingue e la rende unica ed inimitabile. I piu’ grandi fotografi l’hanno capito ed e’ per questo che non passeranno mai al digitale se certe condizioni non verranno rispettate.

  2. Ciao, vedo che avete cancellato il mio commento, mi piacerebbe conoscerne il motivo. Credevo di aver aperto una discussione interessante sulla questione…

  3. Scusate se mi intrometto nella discussione, ho appena notato la citazione di un mio articolo e mi permetto di dire la mia (noi appassionati di fotografia abbiamo una cosa in comune, quantomeno: ci piace dibattere sulle questioni inerenti la nostra passione). Vorrei spendere qualche parola per esprimere quello che penso. Secondo me, la questione digitale vs. analogico non ha alcun senso dal punto di vista fotografico. Io non so cosa sia la fotografia, ma sono ocnvinto che la questione non possa essere ricondotta soltanto alle immagini o alle tecnologie che le producono, nè alle persone che vi stanno dietro. è proprio questa la particolarità della fotografia, la sua capacità di essere complessa ed immediata allo stesso tempo. Non ci sono tecnologie migliori, dipende tutto da quello che si vuol fare. Mi sembra evidente: ogni macchina è un veicolo, e dovremmo giudicarla come un veicolo: se ci porta a destinazione, allora va bene, non importa quanto sia stata veloce, precisa, od economica. Quello che importa, secondo me, è il mondo sociale che ogni macchina rappresenta, a cui ciascuno attribuisce tutta una serie di significati complessi. ed è proprio lì che ognuno può riconoscere la propria fotografia, trascendendo la macchina. La maggior parte dei fotografi non è libera quando sceglie che macchina usare, anzi, è influenzata proprio da dibattiti sterili come quello sull’analogico vs. il digitale. Davvero qualcuno crede crede che ci possa essere una differenza intrinseca nell’usare una reflex piuttosto che una polaroid o una macchina giocattolo, una dslr piuttosto che una mirrorless? L’unica differenza riguarda che tipo di persone siamo, chi ci ha influenzato, a chi vogliamo rivolgerci quando scattiamo e mostriamo le foto, quale azienda supportiamo (canoniani vs. nikonisti… ma la differenza è invisibile, e non ditemi che non dovete sforzarvi per trovarne una rilevante!). Quest’ultimo aspetto è importante: le aziende sanno che l’amatorismo fotografico si basa sul feticismo tecnologico, e discutendo di cose simili non facciamo altro che aiutarle a vendere i loro prodotti. Non c’è niente di male, però vorrei che almeno ce ne rendessimo conto. Un sociologo molto intelligente, che si è occupato del conusmo di attrezzature fotografiche, ha dimostrato con dati ufficiali e convincenti che le case produttrici hanno iniziato ad introdurre componenti elettroniche nelle macchine durante gli anni 80 un po’ alla volta, con lo scopo di rendere continuamente obsoleti i modelli per inaugurare sempre nuovi cilci di consumo (googlate Don Slater per verificare!). Vi rocorda qualcosa? la “guerra dei megapixel”? o la “guerra degli ISO”? La vera scelta non riguarda solo che tipo di foto vogliamo fare, ma anche a che tipo di mondo vogliamo appartenere. Io, che sono di parte, occupandomi di autoproduzione e camera making, sulla questione anal vs. digit ho da dire solo una cosa: com’è possibile, in un mondo come il nostro, vittima del capitalismo spregiudicato che non preserva nemmeno l’ambiente, che nessuno, quando si è deciso di passare al digitale, abbia sollevato questa questione: che ne facciamo dei miliardi di oggetti tecnologici prodotti prima? Li smaltiamo? Li buttiamo? O forse dovremmo spingere la gente a usarli? nessuno ha speso una parola a riguardo. Si doveva passare al digitale, e magari spingere quel che resta dell’analogico, discutendo di qual è migliore. Sono sempre soldi. è vero che tutte le macchine si rompono, però c’è una differenza: la macchina meccanica posso ripararla da solo, o portarla da un tecnico che la metta a posto, la macchina digitale è intoccabile. Chi mai ci metterebbe mano? Abbiamo fiducia nella garanzia. La garanzia però scade, la macchina è già obsoleta da un po’ a quel punto, e se anche vogliamo continuare a usarla ha un limite di ripresa. Questo mi inquieta: ho comprato una Nikon D700 5 anni fa, ormai è vecchia, ma non voglio cambiarla, è costata più delle altre 50 macchine che uso. Eppure, arriverà il giorno che raggiungerò il limite di scatti segnalato dal produttore. Chi mi assicura che sia un limite fisiologico? E se fosse obsolescenza programmata? Ogni oggetto incarna il marketing di chi l’ha prodotto, e questo si evince sia dalle funzioni (avete presente il CHDK? è possibile dare funzioni avanzate a una compatta Canon con una semplice modifica del software…) che dalla struttura della macchina (si deve rompere in un determinato momento, e deve diventare obsoleta molto prima…). Io supporto l’autoproduzione, che chiaramente è più semplice in ambito analogico, ma ci sono molte idee interessanti anche nel digitale al di fuori dell’industria. La Frankencamera di Stanford mi sembra un ottimo punto di partenza: una macchina open source, programmabile dal fotografo in base alle proprie necessità (il che vuol dire: ti comporti come vuoi, non come il manuale dice che ti devi comportare). I ricercatori hanno dimostrato che l’architettura delle dslr è sbagliata, e che non si è evoluta negli ultimi 15 anni. è una questione di marketing. Oggi forse qualcosa sta cambiando da questo punto di vista, ci sono le mirrorless e la light field photography. Ma il punto è sempre lo stesso: a che mondo vogliamo appartenere? Quali sono le forze in campo? Chi decide cosa? Vogliamo essere liberi? Vogliamo essere consumatori o produttori? Queste sono le domande giuste, secondo me.

    • Andrea C. scrive:

      Guarda…dopo un lungo testo scritto di risposta è bastato un tasto sbagliato per cancellare tutto…questo ti dice tutto sulla tecnologia ed il progresso.

      Adesso non ho più voglia di scrivere

    • Zago scrive:

      Concordo sul fatto che siano meglio le soluzioni open source, purtroppo ancora poco diffuse quando si parla di firmware. Comunque, ci sono casi di firmware “non ufficiali” realizzati da appassionati, in grado di modificare qualche funzionalità (ricordo che si perde la garanzia ad usarli).

      Per il discorso relativo al consumismo sfrenato, ed al fatto che ti spingano a cambiare macchina, ti faccio notare una cosa: è vero che puoi ripararti da solo una macchina analogica, e non ti capita spesso di doverla ricomprare… ma dipendi in tutto e per tutto dai consumabili, che invece devi comprare. Se un giorno la pellicola non si trovasse più in vendita, cosa farai? Puoi fabbricartela da solo? È vero che esiste The Impossible Project… ma oggi, se vuoi una pellicola per la fotografia a infrarossi, puoi trovarla? Non è facile.

      Comunque, lo spunto più interessante è l’ultimo, relativo al numero massimo di scatti dichiarato: tu ipotizzi che, una volta raggiunto tale limite, la macchina smetterà di funzionare, e che ciò potrebbe essere dovuto non alla normale usura (una macchina digitale farà, in genere, molti più scatti all’anno rispetto ad una macchina analogica, quindi in pochi anni avrà fatto il lavoro che una macchina analogica fa in una vita), ma alla presenza di un contatore interno che blocca la macchina raggiunto il limite. Ti posso rispondere che, in tal caso, sicuramente in poco tempo uscirebbe un crack del firmware in grado di rimuovere tale blocco, e permetterti di riutilizzare la macchina. Perchè ne sono così sicuro? Perchè è già accaduto, in passato: alcuni anni fa esistevano le macchine usa e getta digitali: si trattava di fotocamere digitali (in genere abbastanza scadenti) vendute sottocosto, prive di connettore USB e la cui memoria non era cancellabile: una volta riempita la memoria, dovevi consegnare la macchina al laboratorio, che la smontava e estraeva le foto, stampandole e facendosi pagare la stampa (esattamente come per le usa e getta analogiche). In pochissimo tempo erano uscite le istruzioni su internet per craccarle: si aggiungeva un connettore (all’interno l’attacco c’era, ovviamente, perchè in laboratorio dovevano leggere la memoria), si resettava la memoria… ed era possibile salvare le foto sul computer e riutilizzare la macchina. Molti hanno usato questo trucco per avere a disposizione una fotocamera digitale a costi bassissimi (la macchina era venduta sottocosto, perchè il produttore sperava di recuperare i soldi quando il cliente tornava per stampare… ma chi aveva craccato la macchina non tornava, stampava a casa sua). Il risultato? In poco tempo le fotocamere digitali usa e getta furono quasi completamente abbandonate (oggi si trovano ancora in vendita le usa e getta analogiche, mentre non ne ho mai viste di digitali). Ecco perchè dubito che qualcuno abbia introdotto una limitazione sul numero di scatti: se così fosse, ormai, qualche hacker se ne sarebbe accorto.

  4. Andrea C. scrive:

    In effetti bisognerebbe tenere fuori l’informatica dalla fotografia. Il paragone analogica(e per analogica intendo anche dire macchina fotografica completamente meccanica) e digitale mi ricorda un famoso film che senz’altro avete visto: “Il cacciatore” con Robert De Niro. In effetti il termine “shooting” ha derivazione dalla caccia. In questo film c’è un scena dove de Niro e i suoi amici vanno a caccia di cervi. Lui era per la filosofia “one shot”, si muoveva finchè non trovava la giusta mira, si preparava per quell’unico colpo che poteva andare bene oppure no. Non poteva tornare indietro, era l’unico colpo che concedeva a se stesso e all’animale. Al contrario i suoi amici sparavano non appena vedevano a vista da lontano l’animale una raffica di colpi imprecisi e senza senso. Due filosofie di “shooting” diverse ma che “probabilmente” alla fine portano un risultato anlogo(la morte dell’animale). Naturalmente avrete capito a quale filosofia appartiene l’analogico e a quale il digitale.
    A voi le riflessioni

  5. Zago scrive:

    Vorrei fare una domanda a tutti quelli che scattano in analogico: utilizzate il bianco e nero o il colore? Negativo o invertibile?

    Perchè capisco perfettamente il fascino di svilupparsi le foto nella propria camera oscura (non ho mai provato, ma sarei curioso di farlo), e immagino che possa essere altrettanto o più interessante del momento dello scatto. Ma quanti lo fanno per il colore?

    Una fotografia analogica a colori, mandata a sviluppare in un laboratorio, ha qualcosa in più rispetto alla fotografia digitale, o in tale caso è preferibile il digitale?
    A parte il fatto che molti laboratori ormai scansionano il negativo a colori e poi lo stampano, per quanto ne so (quindi, anche se la pellicola poteva avere qualche vantaggio qualitativo, lo perde), ma anche nel caso della stampa con ingranditore, il bilanciamento del bianco verrà fatto a discrezione del tecnico di laboratorio, senza nemmeno interpellare il fotografo. La pellicola a colori ha qualche vantaggio, rispetto al digitale, tale da giustificare questi limiti?

    Diverso è il discorso per le invertibili: a parte il fascino di una dia 6×6, ed a parte il fatto che il laboratorio non effettua nè la scansione nè il bilanciamento del bianco, mi pare di capire che una dia ha una latenza di posa molto bassa… ma se voglio proiettare una immagine, per il digitale non esistono ancora proiettori all’altezza di quelli analogici ad un prezzo abbordabile dal pubblico.

    Quindi, proporrei un sondaggio: negativo a colori, bianco e nero, o invertibile?

    • Andrea C. scrive:

      io voto invertibile B/n e colori senza stampa e proiezione con proiettore alta qualità

    • Lu scrive:

      Io B/N con stampa in proprio

    • Zago scrive:

      Ringrazio Andrea C. e Lu per aver risposto. Le loro risposte sembrano convalidare l’idea che mi sono fatto: la pellicola è ancora preferibile al digitale per alcuni campi (bianco e nero, diapositive, grande formato), ma per la principale applicazione della fotografia (immagini a colori destinate alla stampa su carta), nemmeno i più accaniti sostenitori dell’analogico sostengono più che la pellicola sia meglio.

      Per il grande formato, il confronto semplicemente non esiste: se il formato 110 si può confrontare con le foto fatte con i cellulari, ed il piccolo formato (o il 6×4,5) si possono confrontare con le attuali reflex digitali, il grande formato semplicemente non ha equivalente nel digitale (le macchine grandi formato digitali non esistono quasi)

      Anche per il bianco e nero non esiste un vero confronto: infatti, le fotocamere digitali, anche se usate per il bianco e nero, restano delle macchine a colori: e, in analogico, nessuno penserebbe di realizzare delle foto bianco e nero usando un negativo a colori e poi stampando su carta monocromatica (il risultato non sarebbe un granchè). Una vera fotocamera digitale per il bianco e nero dovrebbe avere un sensore privo di filtro di Bayer: in questo modo, ogni pixel riceverebbe la luce allo stesso modo, invece di riceverla filtrata in modo diverso a seconda della proiezione, e non sarebbe necessaria nessuna interpolazione, quindi la qualità di immagine migliorerebbe (usando tutti i pixel si avrebbero più dettagli, e i pixel sarebbero abbastanza grandi da non avere rumore), e la sensibilità alla luce anche (i filtri, per forza di cose, fanno perdere qualche stop). Ma tale fotocamera funzionerebbe SOLO in bianco e nero, quindi sarebbe abbastanza limitante ed avrebbe poco mercato…. e non mi risulta che qualcuno la produca.

      Per le diapositive… il problema non sta nella qualità della foto (che sarebbe già sufficiente, o anche superiore a quella della pellicola), ma del proiettore: i proiettori digitali sono orientati ai video, e quelli per uso domestico equivalgono al massimo ad un proiettore di filmine super8 (e una diapositiva a 8 millimetri sarebbe inaccettabile: anche le diapositive di pellicola 110 erano proprio il minimo sindacale, e si ingrandivano poco). Direi che l’unico proiettore attualmente in grado di rimpiazzare un proiettore per il piccolo formato sarebbe un proiettore da cinema: le pellicole cinematografiche erano da 35 mm, quindi abbastanza vicine al piccolo formato (36 mm): un proiettore digitale in grado di offrire la stessa qualità della pellicola cinematografica 35mm non dovrebbe quindi avere problemi con una fotografia digitale. Il guaio è che un proiettore da cinema costerebbe troppo… e se poi parliamo del medio formato, non c’è nulla di equivalente al momento.

      • Andrea C. scrive:

        Ciao Zago e grazie,
        La digitale monocromatica esiste e la produce la Leica(Leica M monochrome). Se vai sul sito leica la trovi.
        Non so bene le caratteristiche ne come funziona, so solo che costa un botto.

        Ad ogni modo i tuoi ragionamenti sul digitale sono sensati e probabilmente non c’è una ragione plausibile(qualitativamente parlando) per sceglere l’analogico, sempre che si raffrontino prodotti similari- top col top, medio col medio etc
        ma una cosa importantissima dimentichi e che è la ragione principale per cui l’analogicco ancora sopravvive: “chiamamola se vuoi… emozione!” citando il compianto Battisti. Certo la cosa è soggettiva, per cui non escludo chi si emozioni nel scattare in digitale e nel rielaborare le foto al computer. Personalmente no e come me molti altri. Il disegnare con la luce, che è il vero significato della parole fotografia, con il digitale è andato un po perso e questo dovresti prenderne atto anche tu. Spesso, anche se la tecnologia è superiore, il fascino svansce. Prendi ad esempio gli orologi: con l’avvento del quarzo sembrava che gli orologi meccanici dovessero scompariire dalla scena, invece oggi è un mercato più forte che mai. Il digitale c’è stato imposto nei film, nella televisione e non abbiamo potuto ribellarci. Nella fotografia ho detto semplicemente NO.
        Un saluto

        • Lu scrive:

          Perdonatemi ma il confronto analogico VS digitale in termini puramente tecnici a mio avviso semplicemente non esiste.
          Penso che il confronto debba essere piuttosto sulla qualità artistica delle foto realizzate. Con l’analogico si ha sempre la ragionevole certezza che quello che si mostra (positivo) è esattamente quello che si è scattato (negativo) con il digitale questa ‘ragionevole certezza’ non solo viene a mancare ma è materia di studio per appassionati di informatica non di fotografia!
          La fotografia è una passione ben definita come lo è l’informatica …. personalmente mi quoto per entrambi (sono informatico di professione) ma altrettanto nettamente le divido! La fotografia … quella genuina è pellicola .. sviluppo…stampa su carta quella ‘taroccata’ è produzione di immagine digitale, elaborazione al computer ecc,.ecc.
          Se poi vi sono delle immagini digitali assai piacevoli bene ma non venitemi a raccontare che sono frutto delle capacità tecnico / artistiche del fotografo … tutto da dimostrare e la dimostrazione è impossibile!
          Paradossalmente si può fare dell’ottima fotografia digitale senza possedere una macchina fotografica.
          Meditate su questo!
          saluti

          • Zago scrive:

            Ti faccio presente che le uniche foto “a prova di trucco” erano le polaroid: anche quando il digitale non esisteva, le foto potevano essere manomesse, tanto che in ambito forense le foto considerate più affidabili come prova erano appunto le polaroid, ed i periti usavano principalmente quelle.

            Non occorre il digitale per fare disegni che somiglino a foto:
            http://www.huffingtonpost.it/2012/10/25/diego-koi-i-dipinti-che-sembrano-foto_n_2016906.html

            E le foto fatte senza macchina fotografica non sono certo prerogativa del digitale: mai sentito parlare di fotogrammi? o di fotografia pinhole?

            Queste sono fotografie… e sono state fatte senza macchina fotografica:
            http://www.frankenphotography.com/2012/04/origami-pinhole-camera/

          • Zago scrive:

            Aggiungo: tu vuoi dividere fotografia e informatica…. posso dirti che lo trovo molto limitante, ed anche un po’ triste? La qualità artistica, la creatività… sono tutte cose che nascono dalla sperimentazione. Ed il modo migliore di sperimentare non è quello di seguire sentieri già battuti, ma di sfruttare le proprie abilità personali, quello che gli altri non hanno, e di fondere i propri interessi. Mescolando tecniche diverse si ottenere risultati interessanti (nell’analogico, ad esempio, c’è chi ha provato ad usare i materiali da cianografia per stampare le immagini da negativi fotografici, con risultati molto interessanti): con il digitale, puoi si aprono molte strade nuove: ad esempio, puoi catturare delle immagini all’infrarosso, poi processarle e stamparle come se fossero fotografie normali, ottenendo risultati unici. Tu ti vuoi precludere molte possibilità nuove.

        • Zago scrive:

          Comprendo perfettamente: di fronte all’aspetto emotivo, alla preferenza personale, non esistono argomenti. In latino si diceva “De gustibus non est disputandum”, “non bisogna discutere sui gusti”.

          Oltre tutto, in un mondo dominato dall’elettronica ha un fascino particolare mostrare quello che si riesce a fare senza elettricità: c’è gente che rimane meravigliata quando vede che un disco in vinile può essere riprodotto senza usare nulla di elettronico o elettrico, basta far girare il piatto e metterci sopra un cono di carta (evidentemente non si ricordano che i primi giradischi erano a molla, e non avevano altoparlanti, ma il “trombone”)

          Prendo anche atto che il fascino di alcuni effetti speciali si perde parecchio con il digitale: è più semplice e più pratico ottenere uno scintillio in post-produzione piuttosto che usare un filtro cross-screen, ad esempio… ma lo scotto è che non si potrà apprezzare tale effetto guardando nell’oculare, senza nessuna mediazione elettronica, anche se alla fine il risultato sulla foto sarà uguale. Anche una foto fish-eye… con il digitale si può avere lo stesso effetto combinando foto diverse, ma non lo si può vedere al momento dello scatto (del resto, con il digitale si può portare l’effetto al limite, realizzando le foto a 360°: l’analogico non permette di fare lo stesso).

          • Lu scrive:

            Trovo triste, assai triste che a forza di mischiare tutto (nel nostro caso fotografia ed informatica) si perda ogni specificità e si guadagni immensamente in superficialità.
            Infatti trovo alquanto superficiale quello che scrivi. (vedi esempi completamente fuori luogo)
            Lascio futuri commenti a chi ha voglia di replicare.
            Saluti

          • Andrea C. scrive:

            In effetti bisognerebbe tenere fuori l’informatica dalla fotografia. Il paragone analogica(e per analogica intendo anche dire macchina fotografica completamente meccanica) e digitale mi ricorda un famoso film che senz’altro avete visto: “Il cacciatore” con Robert De Niro. In effetti il termine “shooting” ha derivazione dalla caccia. In questo film c’è un scena dove de Niro e i suoi amici vanno a caccia di cervi. Lui era per la filosofia “one shot”, si muoveva finchè non trovava la giusta mira, si preparava per quell’unico colpo che poteva andare bene oppure no. Non poteva tornare indietro, era l’unico colpo che concedeva a se stesso e all’animale. Al contrario i suoi amici sparavano non appena vedevano a vista da lontano l’animale una raffica di colpi imprecisi e senza senso. Due filosofie di “shooting” diverse ma che “probabilmente” alla fine portano un risultato anlogo(la morte dell’animale). Naturalmente avrete capito a quale filosofia appartiene l’analogico e a quale il digitale.
            A voi le riflessioni

  6. Andrea C. scrive:

    Salve a tutti,
    Senza entrare nella ditriba foto digitale e foto analogica, che a livello di immagini sono comparabili, mi limito solo a dire questo: ho 48 anni e nei miei viaggi degli anni 90 mi divertivo a fotografare con una Pentax analogia, teleobiettivo grandangolo e vari filtri poi smisi non ripresi più specialmente con l’arrivo del digitale. Adesso vorrei riprendere con l’acquisto di una Leica MP, totalmente meccanica a pellicola. Voglio ritrovare la gioia di un tempo e quale compagna migliore che una Leica meccanica?Se dovessi comprare una digitale non investireu tutti questi soldi perche la tecnologia tra un anno cambierebbe e renderebbe obsoleta la mia macchiina. Parliamo quindi di questo: Il digitale risente del tempo mentre l’analogico no, è timelless

    • Zago scrive:

      Scusa, ma se tu comprassi una digitale adesso, tra un anno non smetterebbe affatto di funzionare, sarebbe esattamente come è oggi (guasti a parte, è ovvio… ma anche le macchine a pellicola si possono guastare); certo, altri potrebbero considerare la tua macchina obsoleta… ma ti importerebbe? Una macchina può essere perfettamente utilizzabile anche se obsoleta.

      In un certo senso, le macchine analogiche sono obsolete (molti modelli sono fuori produzione, come le Contax): non puoi usare le tecnologie più moderne (puoi montare un obiettivo stabilizzato sulla Leica MP, ad esempio?). Quindi, il tuo discorso sembra qualcosa del tipo “per paura che la macchina che compro oggi possa tra qualche anno diventare obsoleta, ne compro una che è già obsoleta adesso, così vado sul sicuro”; ma se non ti spaventa l’idea di usare una tecnologia come la pellicola, da molti considerata obsoleta, perchè dovresti preoccuparti del fatto che tra qualche anno una macchina digitale di oggi sarà anch’essa considerata obsoleta? Preoccupati solo del problema pratico: tra qualche anno, la tua macchina ti permetterà ancora di fare delle foto con la qualità che tu desideri? La risposta è: se tra qualche anno vorrai avere la stessa qualità che vuoi adesso, sia una macchina analogica, sia una macchina digitale che adesso siano in grado di accontentarti potranno continuare a farlo anche tra anni.

      • Andrea C. scrive:

        L’analogica non è obsoleta, tanto è vero che compete e competerà sempre con una digitale perchè è qualcosa di diverso ed ha raggiunto il massimo che era possibile raggiungere. Se per obsoleto intendi vecchio, allo si, è un sistema vecchio, antico.
        Il digitale,invece, per quanto di qualità sta ancora migliorando e continuerà a farlo con gli anni a venire quindi si può parlare di osolescenza, un po come nei computers. Certo ti potrà soddisfare anche tra diversi anni ma lo paragonerai sepre con macchine più giovani e più performanti.
        Non so se mi sono spiegato. La mia non è una polemica ne tantomeno il pretendere che l’analogico sia “migliore” del digitale, solo una constatazione dei fatti.

        • Zago scrive:

          Tu cosa intendi per “obsoleto”?

          La pellicola ha raggiunto il massimo… questo significa che non ci sarà ulteriore innovazione. Il digitale può migliorare, e questo significa che il digitale del futuro sarà superiore a quello attuale. Ma ciò implica che sarà superiore anche alla pellicola attuale (tu hai scritto che digitale e analogico, a livello di immagine, sono comparabili: magari qualche purista avrà da ridire, ma diciamo pure che sia vero: questo significa che una tecnica migliore batterebbe sia la pellicola che il digitale odierno).

          Facciamo un esempio pratico: ipotizziamo che in futuro si diffonda la tecnologia della Lytro e diventi in pratica lo standard di tutte le fotocamere (ne dubito, ma ipotizziamo che sia così); le fotocamere odierne sarebbero quindi obsolete, perchè non avrebbero questa nuova caratteristica. Ma anche le fotocamere a pellicola avranno lo stesso identico problema. Se tu pensi di poter dire “ma io non faccio paragoni, io sono contento di ciò che posso fare”… cosa ti impedisce di fare lo stesso ragionamento per una fotocamera digitale?

          (Nota bene: per i computer, ci sono ancora dei 386 utilizzati attivamente, in contesti in cui occorre la massima affidabilità data da un sistema conosciuto e stracollaudato)

          • Andrea C. scrive:

            Allora…ti spiego cosa “per me” significa obsoleto così vediamo di capirci.
            La tecnologia per considerarsi obsoleta deve essere la stessa, ovvero se ho un sensore CCD o CMSO (quindi solo digitali) da 12 MP e passiamo a 14 MP, mantenendo invariata la dimensione, pssimo affermare che la 12 MP rispetto alla 14 è un po obsoleta(è un esempio a grandi linee). L’analogico non è comparabile tecnicamente con un digitale, ma solo come risultato finale. Se la tecnologia futura si evolve ed abbandona il digitale come mezzo per ottenere un risultato possiamo valutare la massima espressione del digitale come l’ultima frontiera di quel particolare sitema e ci sarà chi preferirà fermarsi lì per svariati motivi. Il digitale sara allora osoleto? No, perchè avrà raggiunto la sua massima espressione.Una tecnologia è diversa da un altra non obsoleta rispetto ad un altra. Se poi una tecnologia permane nel tempo(come lo è la fotografia analogica) si chiama timeless technology. Nessuno si sogna di comprare le prime compatte digitali da 2MP, ma una compatta analogica si.
            Ho reso l’idea? Naturalmente tu potrai pensarla diversamente.

  7. Lu scrive:

    Ciao a tutti. Innanzi tutto perdonate l’intrusione; sono capitato per caso in questo sito e altrettanto casualmente ho letto la diatriba ‘foto digitale vs. foto analogica’. L’argomento mi ha incuriosito anche alla luce di recenti scelte personali. Se avrete pazienza di leggere e commentare vi sarei grato.
    Mi permetto di raccontare la mia esperienza.
    Ho 49 anni, ero (sono) fortemente appassionato di fotografia.
    A 16 anni possedevo una Nikon F2 A con un set di ottiche (focali fisse rigorosamente Nikon) dal 28 al 200mm. I miei coetanei sognavano il motorino … io la Nikon … i miei genitori ben felici di assecondare questa passione. (ovvi i motivi)
    Fotografie di ogni tipo con preferibilmente Kodachrome per dia e Ilford per B/N. Tornavo da scuola, prendevo la mia Nikon e via per le calli di Venezia a far foto! Fulvio Roiter , Berengo Gardin , Ansel Adams i miei idoli.
    Ho vinto parecchi concorsi. Sviluppavo in casa il B/N con immensa soddisfazione.
    Poi un giorno escono le prime Nikon AF (prima pugnalata!) … vendo a malincuore la mia F2 e tutte le ottiche per acquistare una F90x e due zoom un 80/200 2,8 ed 35/70 2,8 AF sempre Nikon.
    Ancora tante foto, ancora qualche concorso vinto.
    Prime reflex digitali. Un trauma!
    Mi sono rifiutato categoricamente di passare al digitale e da allora non ho più preso una macchina fotografica in mano. Rifiuto psicologico assoluto! Ritenevo la fotografia ormai morta! Stupido no???
    La mia F90x non so neppure se ancora si accenda!
    A mia moglie ho regalato una Nikon D90 con l’idea di utilizzare almeno le ottiche. Tante tante foto ai figli (fatte da lei, io manco mezza!) … decine, centinaia di Mb di foto, Gb di hard disk riempiti di fotografie. Compleanni, vacanze, Natale, Pasqua ecc.ecc.
    Stampate? Una ventina non di più! Uno sguardo veloce, il più delle volte allo schermo della D90 e poi via. Bella foto, la tengo, che schifo la cancello.
    Di professione faccio il programmatore quindi una discreta dimestichezza con i pc e programmi di fotoritocco.
    Di foto fatte da mia moglie ne ho modificate parecchie; occhi rossi, via particolari poco piacevoli, saturazione colori ecc.ecc. Ricordo che per un amico ho fatto sparire anche degli oggetti che ‘rovinavano’ le inquadrature (sbagliate) nelle fotografie del suo matrimonio.
    Per me questa non è, non lo è mai stata ne mai sarà vera fotografia.
    Mi sono reso conto che la fotografia digitale più che una passione da coltivare era diventata un gioco per esperti Photoshop.
    Uno schifo di immagine può diventare una buona immagine … il tutto è legato a quanto sei abile con il fotoritocco.
    Una conoscente che lavora nel campo della moda mi ha recentemente confermato…ma tu credi che le modelle che vedi sulle riviste patinate siano anche solo lontanamente così perfette?
    Tutto è ritoccato, modificato, al Photoshop. E’ tutto finto; un grande inganno. Via cellulite, su il seno, via i nei, cicatrici, inestetismi., su gli zigomi ecc.ecc. Tutte cose che sapevo da tempo.
    In camera oscura è completamente diverso…. chi ha sviluppato e stampato personalmente sia il colore sia il B/N sa cosa intendo.
    Il digitale è perfetto per i professionisti che devono vendere il loro prodotto ma la soddisfazione dell’analogico è su un altro pianeta!
    Poi non molto tempo fa girando per le aste EBay mi capita per caso di vedere una vecchia Nikkormat FT2 in perfette condizioni. 100euro … la compro senza pensarci. Acquisto per una pipa di tabacco anche un 50 1.4 e un 24 2 sempre Nikkor Ai.
    Da quegli acquisti sono passati esattamente 9 mesi. Ho comprato recentemente una Nikkormat FT3 ed un 180 2,8.
    Ancora tante tante foto. Ho letteralmente riesumato tutta l’attrezzatura per lo sviluppo/stampa del B/N.
    Ho ritrovato dopo tanti anni una soddisfazione immensa nel fare fotografie.
    A mio modesto avviso le digitali sono ottime al compleanno del figlio con tutti i parenti riuniti. Estremamente pratiche con una qualità incredibile ma …. dal sapore amaro, freddo, distaccato, ipoteticamente finto, fasullo … Quando osservo una foto digitale mi chiedo sempre … è stato abile il fotografo o l’esperto informatico?
    Quando faccio vedere le mie foto la prima cosa che sottolineo è … stampa da pellicola. Quello che vedi era così come appariva!
    LA fotografia analogica è pura sofferenza ma anche altrettanta soddisfazione!

    • Zago scrive:

      Perchè, credi forse che le foto analogiche non “mentissero” esattamente come le foto digitali?

      Leggiti l’articolo sulla food photography, su questo stesso blog: le foto fatte al cibo (nelle pubblicità, nei libri di ricette) sono assolutamente fasulle, mostrano soggetti che in realtà sono fatti con cera, schiuma da barba, bacchette di plastica…
      E tutto questo avveniva anche con la pellicola (anzi, forse avveniva ancora di più con la pellicola: con il digitale per lo meno posso provare a fotografare il piatto vero e ritoccarlo poi, con la pellicola ho meno possibilità): e, sinceramente, davanti alla foto di un gelato io trovo più onesto chi ha fatto una foto ad un vero gelato, e poi ha usato il fotoritocco per togliere la goccia che stava colando e il pezzo di biscotto rotto… piuttosto che il fotografo che riprende un modellino di cera con la forma e i colori del gelato, e poi non la ritocca per nulla.

      Per il resto… abbiamo capito, ti piace sviluppare le foto su pellicola, ed allora fai benissimo a farlo. Ma attento a non fare come i sostenitori del libro cartaceo, che quando si parla di ebook, spesso tirano fuori argomenti ridicoli come “ah, ma l’odore della carta è un’altra cosa” (e che ci fanno coi libri, li leggono o li sniffano?): molti argomenti che hai citato sono sentimentalismi, più che reali obiezioni legate a problemi pratici; quindi, non cercare di giustificarli razionalmente: non puoi. Limitati a dire “a me piace di più l’analogico, mi diverto a sviluppare le foto con la stampa chimica”: è una opinione rispettabilissima, e nessuno ti criticherà mai per questo, fintanto che tu non criticherai chi ha fatto scelte diverse.

      • Lu scrive:

        Perdonami ma non ci siamo.
        L’esempio della frutta di cera è completamente sbagliato!
        Nella fattispecie la foto analogica cosa ha registrato? Della frutta fasulla punto e stop. E’ fasullo il soggetto non la ripresa dello stesso.
        L’esempio delle modelle è calzante invece. La modella (soggetto) è vera (si spera non di cera) ma grazie alla digitalizzazione e a conseguenti processi informatici diventa fasulla cioè non corrisponde alla realtà delle cose.
        Con questo non voglio dire che in passato non si cercassero di correggere difetti più o meno evidenti ma la digitale da la possibilità di stravolgere la realtà in modo abbastanza facile e soprattutto assai drammatico. Quello che intendo è che la fotografia digitale è più un lavoro per informatici che per fotografi. Quando mi trovo davanti ad una foto stupenda (colori perfetti, soggetto perfetto, inquadratura perfetta) mi chiedo sempre se è frutto di abilità di ripresa/stampa o manipolazioni post produzione digitali. Non hai idea delle foto che ho visto completamente non corrispondenti all’originale. E’ una questione di misura.
        Altro esempio completamente fuori luogo. Il parallelo libro/ebook.
        Se leggo un bel libro resta un bel libro a prescindere dal mezzo. Il mezzo per leggere non ha alcuna influenza nella determinazione sulla ‘bontà’ dell’opera. L’ebook non è uno strumento atto a creare opere d’arte.

        Saluti

        • Zago scrive:

          Scusa, ma una foto o è vera o è falsa. Alla fine, è questo che conta: in una foto falsa, poco importa come è stato ottenuto il falso, sempre falso resta.

          Pensa al cinema: una volta, per fare un mostro usavano fantocci animati in step motion, per fare un disco volante usavano un modellino sospeso con dei fili… oggi fanno le stesse cose in computer grafica. In entrambi i casi sono effetti speciali, trucchi, illusioni; è giusto usarli? Questo non dipende dal mezzo usato, ma dalla situazione: in un film, va benissimo usare gli effetti speciali (digitali o analogici), in un notiziario no perchè costituisce un falso.

          Tu hai forse smesso di andare al cinema quando gli effetti speciali hanno cominciato ad essere realizzati con la CG invece che con i modellini? Non credo.
          L’esempio che ho fatto per le foto del cibo è analogo: la foto del gelato di cera è un falso, è un “effetto speciale” (si usa un modellino per rappresentare quello che l’autore desidera, invece di guardare la realtà), e non è diverso dal fare un disegno con photoshop e spacciarlo per fotografia.

          Un altro esempio possono essere le foto di paesaggi al chiaro di luna: con il digitale, spesso si scattano due foto (una alla luna, una al paesaggio), e poi si fondono insieme con il fotoritocco. Ma con la pellicola non era tanto meglio: si usava infatti la doppia esposizione, oppure quando si stampava su carta si sovrapponevano due negativi, in modo da far apparire la luna sulla scena (e la luna appariva dove si voleva: non c’era nessuna garanzia che, nella realtà, si trovasse in quel punto del cielo o avesse quelle dimensioni; spesso, scarse conoscenze di astronomia portavano a piazzare la luna in posti “impossibili”, ed il desiderio di ottenere una immagine gradevole all’occhio portava ad ingrandire la luna più del dovuto)

          Infine, tu trovi fuori luogo il mio paragone con l’ebook: ma prova a usare le tue stesse parole: Se scatto una bella foto resta una bella foto a prescindere dal mezzo. Il mezzo per fotografare non ha alcuna influenza nella determinazione sulla ‘bontà’ dell’opera.

          • Lu scrive:

            Non ci capiamo. Pazienza
            Quello che intendevo, nel caso della mela è che se la mela è finta (di cera) non lo è a causa della fotografia. E’ finta in partenza perché il soggetto lo era. La fotografia (finta) che si ottiene fotografando una mela di cera è l’esatta riproduzione di un soggetto finto. Questo nn c’entra nulla con il mezzo usato!
            L’esempio del cinema è fuori luogo. Tu confondi fare del cinema con l’abilità nel produrre effetti speciali. E’ un po come paragonare mele con salami.
            Se guardo Mediterraneo di Salvatores non mi interessa sapere che i baffi del tenente Lo Russo sono posticci…quello che conta è la trama nel suo complesso, come viene raccontata dal regista e cosa vuole trasferire al pubblico.
            Il cinema poi è finzione per definizione…assume importanza secondaria lo strumento usato; quello che conta è la storia, come la si racconta e se riesce a trasferire emozioni allo spettatore. E’ evidente che nel caso di film di fantascienza (tanto per fare un esempio) assumono fondamentale importanza gli effetti speciali e in questo caso la computer grafica ha fatto un gran lavoro.
            Quello su cui non ci capiamo è proprio questa sottile ma fondamentale differenza.
            Il mezzo per fotografare, nel suo complesso …scatto/post scatto) influenza eccome la determinazione sulla bontà dell’opera; da qui l’assunto che la fotografia non è considerata una forma d’atre pura.
            Se quel mezzo poi mi permette facilmente di truccare profondamente il risultato o in modo ancor peggiore di creare un risultato post scatto che non porterei ottenere in altro modo… permettimi ma questa non è fotografia.
            Passiamo chiamarla capacità informatica ma certamente non fotografia.
            Questo la fotografia digitale non solo lo permette ma lo rende consigliabile nonché assai facile….è stata creata anche per questo.
            Non conosco alcun fotografo che scattata una foto digitale non sia sia seduto alla tastiera di un pc e non abbia migliorato, a volte stravolto, l’immagine stessa. Parliamo di inquadrature? Particolari cancellati che hanno fatto di una pessima foto una grande foto per non parlare poi della saturazione dei colori, ombre ecc.ecc. Non che con l’analogico questo non sia impossibile entro certi limiti ma con la digitale è all’ordine del giorno.
            Questo con la fotografia analogia è permesso in forma molto ridotta e fa parte del processo di produzione. Nella fotografia digitale la parte post scatto è di gran lunga fondamentale e personalmente non la chiamo fotografia ma informatica.
            Saluti

          • Lu scrive:

            Dimenticavo…mi è venuto in mente dopo.
            Anni or sono … anni 70 … non ricordo esattamente se la foto incriminata era su ‘Essere Venezia’ o ‘Laguna’. Parlo di Fulvio Roiter ovviamente.
            La foto in questione, accusata di falso, ritraeva il campanile della chiesa di San Giorgio sulla sommità del quale era stato immortalato il sole.
            Uno splendido sole al tramonto esattamente centrato esattamente perfetto sulla punta del campanile.
            Roiter era stato accusato di aver creato in laboratorio la foto con una tecnica simile a quella da te descritta. Il sandwich.
            Lui ha spiegato e dimostrato facendo vedere i negativi che aveva ritratto l’immagine dal pontile del vaporetto dal Lido di Venezia usando la sua Leica R3 e un Telyt 560.
            E’ bastato far vedere il negativo Kodachrome 25 pe r dissipare ogni dubbio.
            Oggi con la digitale non sarebbero servite spiegazioni ne ore di posa … una foto di San Giorgio…una foto del sole … un pc e via.

            Ogni considerazione è superflua.

  8. Valentino scrive:

    Ciao Michele. Innanzitutto voglio farti seri complimenti per la creazione del tuo sito-blog che ho scoperto da poco sul “web”: è veramente ben fatto, soprattutto per le sezioni che descrivono le vite e le gesta dei fotografi famosi e per le tecniche fotografiche; quindi doppio applauso!
    Parlando ora del tema qui discusso, personalmente trovo che il sistema analogico sia uno dei migliori e gratificanti in assoluto; non solo perché coinvolge in un modo più intenso lo spirito artistico del fotografo (che può all’atto della ripresa, migliorare molto la resa finale dell’immagine, controllandone a suo piacimento, la direzionalità della luce che è subordinata alla qualità cromatica) ma anche perché gli organi meccanici di una Reflex 35mm sono tutti manuali e quindi è più interessante e complesso; non solo per capire cosa veramente avviene quando si preme il pulsante di scatto ma anche per mettere alla prova il fotografo dilettante. In sostanza, l’analogico (anche se ormai, purtroppo, tanti appassionati non l’adoperano più) è una specialità della VERA Fotografia perché affascina e sorprende al tempo stesso.
    Io ho 21 anni e per parecchio tempo, ma anche ora, ho avuto la fortuna di usare una fotocamera Reflex 135 che credo risalga al 1974: l’Asahi Pentax “Spotmatic F”. E’ una delle Pietre Miliari di maggior successo mai prodotte, fantastica sia nell’aspetto che nelle prestazioni ed è semi-professionale. Tuttavia, uso anche il digitale, spessissimo direi e mi da soddisfazione certe volte, ma non come la pellicola! Grazie a Dio sia la Kodak che la Fujifilm producono ancora vari tipi di pellicole che riscontrano il favore dei “nostalgici” come me: le mie preferite sono le invertibili a colori perchè offrono, a seconda della sensibilità, colori molto intensi e puri, maggiore realismo e parecchie sfumature. Se vuoi rispondimi.
    Ciao e a presto Michele! (buon anno!)

    • Michele Cirillo scrive:

      Ciao Valentino,
      grazie mille per aver condiviso con noi la tua esperienza e i tuoi pensieri rispetto quest’argomento ;)
      Anche io, nonostante il digitale, scatto anche in pellicola…i costi sono elevati ma le soddisfazioni anche.

      Spero di cuore che continuerai a seguire le pagine di questo blog.
      Mike

      • Valentino scrive:

        Ciao Michele, sono di nuovo Valentino. (ti ringrazio per avermi risposto!) Volevo chiederti se conosci, a Velletri o dintorni, dei negozi fotografici specializzati in Fujifilm. Grazie ancora.

  9. Aleksander scrive:

    Aggiungo inoltre che la digitalizzazione per una successiva stampa da negativo colore e diapositiva, rende i risultati (le fotografie che poi andiamo a ritirare nei laboratorii) molto similari ai risultati che avremmo ottenuto con files digitali di partenza.
    Le stampe “metalliche” da Cibachrome sono ormai un ricordo… Ritengo che solo la fotografia analogica in bianco e nero sia ancora “fotografia” chiamiamola “pura”. Solo partendo da un negativo bianco e nero, che sviluppiamo da noi e che poi noi stampiamo, siamo dei veri “operatori analogici”!

  10. Aleksander scrive:

    Salve,
    ho 54 anni, sono un fotografo professionista e utilizzo fotocamere analogiche e digitali.
    Ambedue sono mezzi che usiamo e la polemica a riguardo è quantomeno inutile.
    Ho conosciuto cattivi fotografi analogici e buoni fotografi digitali. E’ inutile demonizzare i megapixels. Dobbiamo pensare che altrettanto fu detto con l’avvento della tv a colori o con l’arrivo del telefono da tavolo che soppiantò quello da parete… Il nuovo è difficile talvolta da capire ed io stesso, non ostante utilizzi giornalmente il Photoshop, mi sento legato (vuoi per l’età) ai colori del compianto Kodachrome o alla scomparsa del Polaroid. ZEITGEIST “spirito dei tempi”…
    Ma non vorrò mai farmi mancare il visionare una diapositiva in controluce e respirare l’acido di fissaggio nella mia camera oscura!

    • Michele Cirillo scrive:

      Condivido la tua posizione, soprattutto sull’inutilità della polemica che il più delle volte mette in secondo piano la bravura o meno del fotografo. Continuo a pensare che dietro alla macchina e alla tecnica, ci debba essere una gran testa.

    • Lu scrive:

      Mi permetto di commentare una Sua affermazione.

      Dobbiamo pensare che altrettanto fu detto con l’avvento della tc a colori ecc.ecc.

      Il paragone non regge. Tv a colori, cellulari non hanno la pretesa di essere strumenti per creare qualcosa. Sono mezzi che si utilizzano per ottenere un servizio!
      Dal punto squisitamente tecnico le differenze tra digitale e analogico se esistono sono assai lievi è il risultato finale in termini di sensazione di aver creato qualcosa di genuino, unico che è completamente differente.

  11. Giovanni scrive:

    Per la mia esperienza ed il mio aproccio alla fotografia, sono sicuro che una bella foto rimane tale, che sia scattata con un telefono cellulare che con una Dia 20×30.
    Una fotografia con una risoluzione incredibile od una grana da 25 asa ne guadagna ovviamente solo in qualità!
    Ho iniziato come professionista 7 anni fà, ed i primi 3 anni sono stati solamente analogici, ho lavorato con contax, hasselblad, sinar e linhof, poi è arrivato il digitale contro la mia volontà, e da quel giorno ho dovuto iniziare la conversione del mio pensiero, guardando le cartelle archiviate, si nota una crescita esponenziale tra i primi periodi e l’archiviazione recente, perchè se ne abbiamo la possibilità non dovremmo scattare?
    Sono il primo a sostenere che bisogna sempre pensare tre volte prima di scattare, bisogna studiare la propria preda, ma al momento opportuno possiamo avere a disposizione 36 colpi, o 999 su un display.
    Parlando di archiviazione, stampa e postproduzione siamo nuovamente su due emisferi differenti, uno dei due rimane ancora in parte inesplorato.
    Per anni ho ritoccato e duplicato fotografie antiche con il pennello, e da un giorno all altro arriva uno scanner photoshop ed una stampante.
    Le mie qualità pittoriche ne hanno risentito, ma le immagini duplicate sono migliorate senza paragoni.
    Tutto questo solamente per dire che sono stufo di sentire affermare che la fotografia digitale non sia fotografia o che perchè scatto in digitale non debba essere un fotografo!
    Ho imparato tanto in questi anni da entrambi i mondi e li utilizzo ancora entrambi.
    Credo che solamente un vecchio fotografo non riesca ad accettare un mondo completamente nuovo e in fase di sviluppo.
    Buone fotografie a tutti!!
    Scusate l’italiano scorreggiuto

  12. sandro scrive:

    Ciao a tutti,
    solo per testimoniare che….ce la faccio, sto smettendo.
    Dopo svariati gigabyte di raw/jpg e ore in photoshop (belle macchine, belle stampanti, non sto a dire ma roba dal 24X36 in su), finalmente inizio a stampare delle foto decenti, a tratti entusiasmanti. sudatamente, vorrei dire sanguinosamente entusiasmanti.
    Come mai? Beh, 13X18 e poi C.O. . Grande progresso, evoluzione estetica e tecnologica.
    Ma scusate, capisco un pro che deve consegnare certi file ecc., ma un dilettante perchè non dovrebbe cercare il massimo della qualità espressiva e tecnica? Ora, sono lo stesso scemo che ha fatto con lo stesso impegno stampe in digitale e in analogico (beh, ho un debole per il grande formato), e vi garantisco che proprio non ce n’è…..
    Lunga vita alla pellicola, al pirogallolo, ai margini che sono margini e non azzeccati alla bell’e meglio dal filtro di Bayer, all’acutanza coniugata alla naturalezza, ai raddoppi di intensità che sono tanti, alla pdc (f. 64, doppio tilt e fuoco perfetto da 1 mt. all’infinito), al controllo delle prospettive.
    Perchè dire che questo appartiene al passato? Io non lo dico di certo, essendo il mio presente.

  13. Andrea scrive:

    ciao a tutti!! volevo solo dire che io è 30 anni che scatto in pellicola. Ancora adesso uso solo Hasselblad ANALOGICA! Lo faccio di professione è lavoro solo in 6×6 e mi stampo tutte le mie foto nel mio laboratorio ANALOGICO. Un vero Fotografo crea solo in pellicola. IL digitale NON é fotografia, ma informatica…. poi sono immagini video… volete mettere la profondità, la cromaticità dei colori, il contrasto, la realtà di immagine, ecc… mi dispiace, ma chi scatta in digitale, non lo reputo un fotografo. Assolutamente! Ciao a Tutti. Andrea

    • Lu scrive:

      Il digitale non è fotografia ma informatica…

      concordo al 100%

    • Zago scrive:

      Scusa una domanda: se io ti dicessi “un vero fotografo usa solo il flash a bulbo (o magari, il flash a polvere, di quelli che si accendevano con un fiammifero), chi usa il flash elettronico non è un vero fotografo” non la reputeresti una idiozia?

      Ho fatto l’esempio del flash a bulbo vs. flash elettronico per ricollegarmi ad un commento che ho scritto un paio di giorni fa: sono entrambi strumenti che servono a fare la stessa cosa, la fanno in modo completamente diverso (combustione, o ionizzazione di un gas), e vanno gestiti in modo diverso (il flash a bulbo si usa una volta sola, il flash elettronico si riutilizza). Il sistema elettronico, più moderno, ha soppiantato quello più vecchio quasi completamente, non tanto per la qualità migliore, quanto per la maggiore praticità. Eppure, non è necessariamente migliore: il flash a bulbo offriva alcune caratteristiche molto apprezzate (ad esempio, le ombre più morbide, grazie alle maggiori dimensioni di lampada e specchio); il flash elettronico è più versatile, ed a volte può simulare abbastanza bene il flash a bulbo, ma non sempre. Eppure… uno dei sistemi è migliore in assoluto? No, semplicemente hanno punti di forza e debolezze diverse: il flash elettronico è assolutamente imbattibile nella fotografia ad alta velocità, il flash a bulbo è imbattibile nell’illuminare i soggetti grandi (provaci, ad illuminare un intero ponte con un flash elettronico!).

      Per la pellicola vs. digitale vale lo stesso discorso: lo scopo è lo stesso, il principio è completamente diverso, la pellicola si usa una volta mentre il digitale si riutilizza, ed il digitale è diventato il sistema più usato grazie alla maggiore praticità e versatilità. Ma nessuno dei due è migliore, hanno punti di forza diversi: il digitale è assolutamente imbattibile nelle foto al buio, la pellicola permette di usare formati più grossi (al momento, pochissime macchine digitali molto costose riescono a raggiungere il medio formato, e nessuna raggiunge il grande formato).

      Quindi, che dirti? Se ti piace il medio formato fai benissimo ad usare la pellicola (in effetti, in quello specifico settore non ci sono dubbi che la pellicola sia la soluzione migliore, sia come qualità che come costi); ma evita di considerare incompetenti quelli che fanno scelte diverse dalla tua; altrimenti, io potrei considerare te un incompetente, perchè hai scelto una soluzione che ti penalizza parecchio nella fotografia notturna, ad esempio.

      • Lu scrive:

        Anche questo esempio è sbagliato secondo me.
        Un flash è un flash, fa quello che deve, illuminare una scena.
        Non mi risulta che un flash piuttosto che un altro modifichi in modo drammatico la realtà delle cose.
        Che il digitale abbia soppiantato l’analogico siamo tutti convinti e per i motivi che dici. Praticità ecc.ecc. ma è fuor di dubbio che il formato digitale si presta facilmente a manipolazioni che stravolgo la realtà dei soggetti ripresi.
        Fin dai tempi delle prime reflex è aperta la discussione se la fotografia può essere considerata una forma d’arte pura.
        Chi sostiene il contrario, non lo è, ha ragione proprio perchè è legata a capacità tecniche e strumenti tecnologici.
        Nel caso dell’analogico questo discorso ovviamente è vero ma nel caso del digitale è ancor più vero e con l’avvento di questo nuovo strumento a mio modesto avviso, la fotografia ha perduto anche quel poco di ‘credibilità’.
        Saluti

  14. Gianluca scrive:

    con la pellicola puoi non avere lavoro da fare dopo lo scatto (dia) o averne molto (b&w) a scelta.
    Con la pellicola hai un lavoro di archivio minimo: metti inegativi o le dia in un cassetto dove possono stare 50 anni e oltre, conservandosi senza necessità di intervento alcuno (un pò di silica-gel nella scatola che li conserva e basta); con il digitale devi fare periodici back-up e se fra cinque, 10, xx anni non vorrai/potrai dedicare tempo? che fine faranno quelle immagini? sicuramente un professionista, forse un fotoamatore evoluto (più come informatico che come fotografo) saprà organizzarsi al meglio, ma tutti gli altri? quanti bambini di oggi avranno fra 50 anni le foto della loro infanzia?

    • Michele Cirillo scrive:

      Ciao Gianluca, la tua è una bella riflessione, sicuramente da approfondire.
      Le nostre foto sono su ogni social network ma non sono più nei nostri cassetti di casa. Gli HD si rompono con facilità e la tecnologia cambia ogni giorno, meglio non perdere mai la buona abitudine di stampare e conservare.

  15. camilla scrive:

    Andavo in cerca di un buon sito che mi potesse chiarire le mie curiosità sulla fotografia analogica e devo dire che il tuo mi ha convinto a comprarmi la mia prima macchina fotografica analogica. Solo una domanda; posso chiederti dove comprare il necessario per riprodurre una buona camera oscura?

    • Michele Cirillo scrive:

      Ciao Camilla, è inutile dirti che sono molto contento della tua scelta ;)
      Per quanto riguarda l’attrezzatura da camera oscura puoi rifornirti su internet (trovi di tutto) oppure in qualche negozio o sala pose.

  16. Cristiano scrive:

    La tua è una bella riflessione, molto chiara e ben definita. Vorrei riportare la mia personale esperienza ed il riassunto di mille dibattimenti avuti tra Digitale ed Analogico.
    Io lavoro in pellicola medio formato. Perchè? Perchè mi piace, punto.
    Non disdico il digitale e non penso sia male, l’unica cosa che rimarco negativamente è che la grandissima diffusione di tale metodo ha portato ad una perdita di posti di lavoro e ad una carenza qualitativa molto più elevata.
    Carenza qualitativa non data dalla “scarsa” qualità dei sensori, intendiamoci, ma dalla mancanza delle opportune conoscenze di base della fotografia da parte di tantissimi che si sono avvicinati alla fotografia proprio grazie al digitale.
    Quanti ad oggi sanno cosa è la temperatura di colore, alzino la mano.
    Quanti sanno ancora a cosa serve un filtro polarizzatore, come funziona ed il perchè in certe condizioni sarebbe opportuno usarlo, non solo per i riflessi, idem.
    Questo per citare due piccolissimi e banalissimi esempi.
    Molti fotografi Digitali mi dicono “ma tanto di porcherie se ne facevano tantissime anche in camera oscura”. Su questo non sono propriamente d’accordo.
    Vero che chi aveva a disposizione una camera oscura, spesso ci giocava e “rielaborava” le foto in qualche modo. Ma era appannaggio di pochi i quali, comunque, avevano una certa e definita preparazione.
    Per la maggior parte, le foto scattate in pellicola, erano/sono così come venivano/vengono.
    Al contrario, con il digitale e la grandissima diffusione di vari software di fotoritocco, il “rielaborare” le fotografie scattate è diventata una pratica molto diffusa e comune.
    Sono ormai molto pochi, i professionisti o fotoamatori della fotografia, che prima di scattare “pensano” la fotografia, la studiano e dopo scattano.
    Alcuni mi dicono “ma almeno così si realizzano cose molto più belle”….
    Anche su questo non sono d’accordo. La bellezza può essere molto soggettiva. Se vedo un ritratto di cui la pelle della trama non esiste più, gli occhi hanno colori molto “fantasiosi”, i capelli hanno riflessi dai toni fanatscientifici. Personalmente non mi suscita un senso di ammirazione.
    Stessa cosa per certi “paesaggi” che alle volte sembrano essere presi da un pianeta alieno.
    Parlando poi di temi sociali quali l’inquinamento, se è pur vero che il realizzare pellicole, sviluppi e processi, comporta un grosso rischio inquinamento, altresì la realizzazione di corpi digitali, sensori, computer, stampanti, inchiostri ecc. comporta un inquinamento analogo se non alle volte (tenendo in conto diversi fattori) superiore.
    Tornando all’ inizio, personalmente credo che i due sistemi debbano continuare ad esistere parallelamente senza pregiudizi e tenendo in considerazione gli aspetti positivi e negativi di entrambi i sistemi.
    Spero che le industrie produttrici di pellicole continuino a credere in tale mezzo ed onestamente vorrei che qualche azienda produttrice di macchine fotografiche prendesse in considerazione l’idea di affiancare maggiori produzioni dedicate all’analogico di fianco al digitale.
    Se poi qualcuno avesse a disposizione un “briciolo” di soldi, per favore, mi faccia un regalo personale e compri i diritti dalla Tamron per rilanciare la produzione delle Zenza Bronica magari facendo accordi anche con case costruttrici di dorsi digitali. Così facendo potrebbe essere un idea per far capire a tutti che i due sistemi possono e ddevono coesistere.
    Saluti
    Cristiano.

    • Mike scrive:

      …grazie del tuo interessante ed esaustivo punto di vista, sono quasi completamente d’accordo con te.

      Buona giornata e…buona luce! :)
      Michele

  17. carlo koan scrive:

    Congratulazioni per il sito.
    Ho ripreso a stampare con entusiasmo il bianconero analogico un paio di mesi fa, dopo aver visto
    un’ importante mostra realizzata in b & w con attrezzatura digitale di ripresa e di stampa.
    Non sono un tradizionalista, ma i fatti sono fatti: per adesso una buona stampa da negativo realizzata su carta baritata resta superiore di molto a una stampa in bianconero digitale.
    Plasticità, modulazione dei grigi, profondità dei neri, sono parametri alieni al bianconero digitale,
    ragion per cui ho ripreso a scattare, dopo anni di fermo, in pellicola medioformato.
    Il digitale lo adopero esclusivamente con il cellulare più l’applicazione Hipstamatic, sfruttando i limiti del mezzo per finalità espressive con ingrandimenti a colori che raggiungono la dimensione massima di 30×40. Sottovoce e scaramanticamente affermo così di aver intrapreso la via della
    felicità fotografica, finchè il film rimane in vita.

    • Mike scrive:

      Grazie a te per essere passato sulle mie pagine, sono sicuro che il bianco e nero analogico sia imbattibile per resa cromatica e punto del nero…chi non l’ha provato non sa di cosa parliamo! :)

      Ti auguro una buona giornata
      Mike

  18. Eduarado scrive:

    Ciao Mike,
    personalmente non riesco a fidarmi della fotografia digitale… sai quello scattare la foto, guardarla per poi decidere se scattarne un’altra o meno mi fa perdere il senso della foto, non riesco a trovare nulla d’artistico nella foto digitale e magari nella postproduzione con Photoshop, anche se so di sbagliarmi… personalmente preferisco la foto analogica, scattare la foto, aspettare lo sviluppo della pellicola e alla fine scoprire se siamo riusciti a impressionare la pellicola nel modo e nel come l’hanno vista i nostri occhi… gioire o essere delusi e sapere che quel soggetto, quella luce, quella foschia e tutte le altre variabili di una foto non potranno mai ripetersi… realtà nelle frazioni di secondo fermate per sempre…
    un saluto, edo.

  19. Alberto scrive:

    Ottimo articolo!

    ps occhio, però, agli accenti… sono inguardabili cosa come “frà”, “sò”, “dò” e altre amenità ortografiche facilmente evitabili. In sincerità,

    Alberto

    • Mike scrive:

      Alberto carissimo ho corretto i due “sò” che avevo scritto, ora mi sento un fotografo migliore e una persona splendida.

      Grazie di essere passato sulle mie pagine nonostante le amenità che scrivo. ;)

  20. lorella scrive:

    PS Bello il titolo del tuo blog! ;)

    • Michele Cirillo scrive:

      Lorella grazie di essere passata tra le mie pagine, io se fossi in te non mi farei tanti scrupoli per cercare di accontentare “i puristi” visto che non decidono certamente loro cos’è la fotografia.
      Sono profondamente convinto che non è l’attrezzatura che da il titolo di fotografo, ma è il saper guardare in mondo fermando i momenti che da soli, possono raccontare una storia o un emozione (e questo puoi farlo anche solo con un cellulare).

      Amo il digitale perché con il poco tempo che ho mi permette di raggiungere dei risultati soddisfacenti, ma devo dire che da buon feticista ogni tanto devo rispolverare la mia vecchia pentax a pellicola…quasi per culto, di quella tecnologia che per prima mi ha dato l’opportunità di fermare la luce.

      • lorella scrive:

        Ciao Michele, grazie a te per questo blog! (e grazie per la tua risposta); approvo e condivido il culto per le origini di questa tecnologia così straordinaria :)

  21. lorella scrive:

    Son due mondi .. posso dire di averli sfiorati entrambi perchè ho iniziato con una reflex e la stampa in casa del b/n ed ora fotografo escusivamente con la fotocamera di un cellulare (Lo so, ora sarai percorso da brividi di freddo).
    Posso dire che il “romanticismo” e il “restare a bocca aperta” quando compare un’immagine in camera oscura non può darlo la digitale.
    Viceversa il “puro divertimento” che mi da poter modificare i parametri di luminosità/contrasto/curva colori/soglia della digitale (con pochi click del pc) non poteva darmelo l’analogica se non con ore di prove (da buttare nel cestino). Il cestino virtuale ha due vantaggi: sensi di colpa zero e sorpresa nel vedere cambiare completamente volto ad uno scatto (anche molto banale, anzi MEGLIO se banale) quando viene tagliata una parte di immagine, o quando viene modificato uno (o tanti) dei parametri che ho appena citato (con puro spirito artistico, come un pittore cambia i colori del reale per mostrare il “suo modo di vedere” al mondo).
    Si tapperà il naso ogni “vero” fotografo che passa di qui e legge il mio commento perchè il senso comune vuole che uno scatto, per avere valore, non dovrebbe essere “rimaneggiato”; ma se è così mi viene tolto ogni interesse per la fotografia digitale.
    Io le salvo tutte due: per me è un pareggio assoluto a patto che la fotografia digitale possa diventare “mezzo espressivo più pittorico che fotografico”.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>