E’ da gennaio che rincorro il tempo.
Sarà il lavoro, il lavoro extra, le collaborazioni, il blog, la musica, l’università, la donna, la famiglia, gli amici…ma c’è qualcosa che mi sta sfuggendo.
Due giorni fa ho letto una notizia che raccontava di quanto fosse fedele Rocco Siffredi ed’ho pensato “Grazie ar cazzo.” Poi una sera a lavoro, preso da mille cose, ho sentito che mi mancava qualcosa ed’ho pensato che mi serviva una sera per me, per le mie cose. (Rocco non c’entra niente, ma volevo raccontarvelo)
Torno a casa alle 21:00, ceno, doccia e accendo un incenso. Deciso, a non pensare a niente o almeno, io c’ho provato, ma libero dagli impegni ho iniziato a farmi qualche domanda tipo:
- “Quand’è stata l’ultima volta che ho fatto una cosa per la prima volta?”
- “Servirà a qualcosa la laurea che sto prendendo?”
- “Avranno trovato il collo di Maurizio Costanzo?”
- “Davvero ci meritiamo i politici che abbiamo?”
- “E’ ippoterapia anche quella di Cicciolina?”
- “Perché se decidi di non vedere ne sentire una persona, quando muore ti dispiace?”
- “Perché ogni volta che vedo un filippino lavare il vetro di una macchina ho l’ansia che non riesca a finire prima che il semaforo diventi verde?”
Sgrullo la testa per togliere i punti interrogativi: era da troppo tempo che non mi prendevo una serata intera per me. Mi sdraio e questa volta il pensiero è uno solo…sempre più pressante: “ma quando dura st’incenso?”





















Nessuna risposta, ma apprezzo la citazione gucciniana
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